[61.] Questi salutari stabilimenti sono indicati nel codice Teodosiano lib. XIII. Tit. III. De Professoribus et Medicis, e lib. XIV. Tit. IX. De studiis liberalibus urbis Romae. Oltre il Gotofredo, solita nostra guida, si può consultare il Giannone (Stor. di Napoli Tom. I. p. 105. 111) che ha trattato di quest'importante soggetto con lo zelo e con la curiosità d'un letterato che studia l'istoria del suo paese.

[62.] Cod. Teodos. lib. I. Tit. XI. col Paratitlo del Gotofredo, che diligentemente riunisce tutto ciò che si trova nel resto del Codice.

[63.] Tre versi d'Ammiano (XXXI. 14) equivalgono a tutta una orazione di Temistio (VIII. p. 101-120.) piena di adulazione e pedanteria e di luoghi comuni di Morale. L'eloquente Thomas (Tom. I, p. 336-396) si è dilettato nel celebrar le virtù ed il genio di Temistio che non fu indegno del secolo, nel quale visse.

[64.] Zosimo l. IV. p. 102, Ammiano XXX. 9. La riforma, che ei fece, di dispendiosi abusi, potè dargli diritto alla lode, in provinciales admodum parcus, tributorum ubique molliens sarcinas. Alcuni chiamavano avarizia la sua frugalità: Girolam. Cronic. p. 186.

[65.] Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datae: quibus unicuique quod animo imbibisset colendi libera facultas tributa est. Cod. Teodos. lib. IX. Tit. XVI. leg. 9. A questa dichiarazione di Valentiniano possiamo aggiungere le varie testimonianze di Ammiano (XXX. 9), di Zosimo (lib. IV. p. 204.) e de Sozomeno (l. VI. c. 7. 27). Il Baronio sarebbe naturalmente indotto a biasimare questa ragionevole tolleranza: Annal. Eccl. an. 370. num. 129. 132. an. 375. n. 3. 4.

[66.] Eudosso era d'un naturale timido e dolce. Quando battezzò Valente nell'anno 367. doveva essere molto vecchio, poichè aveva studiato la teologia cinquantacinque anni avanti sotto il dotto e pio martire Luciano. Filostorg. l. II c. 14-16, l. IV. c. 4. col Gotofred. p. 82-206. e Tillemont Mem. Eccles. Tom. V. p. 474. 480. ec.

[67.] Gregorio Nazianzeno (Orat. XXV. p. 432.) insulta lo spirito persecutore degli Arriani, come un infallibil sintomo d'errore e d'eresia.

[68.] Questo schizzo del governo Ecclesiastico di Valente è tratto da Socrate (l. IV.), da Sozomeno (l. VI.), da Teodoreto (l. IV.), e dalle immense compilazioni del Tillemont (specialmente dal Tom. VI. VIII. e IX.).

[69.] Il D. Jortin. (Osservaz. sull'Istor. Eccles. Vol. IV. p. 78.) ha già concepito ed insinuato l'istesso sospetto.

[70.] Questa riflessione è così ovvia e forte, che Orosio (l. VII. c. 32. 33.) differisce la persecuzione fino ad un tempo posteriore alla morte di Valentiniano. Socrate dall'altra parte, suppone (l. III. c. 21.) che fosse quietata da una filosofica orazione, che pronunziò Temistio l'anno 374. (Orat. XXII. p. 154. solamente in Latino). Tali contraddizioni diminuiscono l'evidenza ed abbreviano il termine della persecuzione di Valente.