[306.] I terremoti e le innondazioni sono in varie guise descritte da Libanio (Orat. de ulcisc. Juliani nece. c. X. ap. Fabric. Biblioth. Graec. Tom. VII. p. 158 con una dotta nota d'Oleario,) da Zosimo (l. IV. p. 221), da Sozomeno (l. VI. c. 2), da Cedreno (p. 310-314) e da Girolamo (in Chron. p. 186 e Tom. I. p. 250 in vit. Hilarion.). La città d'Epidauro sarebbe restata distrutta, se i prudenti cittadini non avesser posto S. Illarione, monaco Egizio, sul lido. Egli vi fece il segno della croce, la montagna si scosse, si fermò, piegossi, e tornò al suo posto.
[307.] Dicearco Peripatetico compose un trattato a posta per provare questa verità ovvia, che non è la più onorevole alla specie umana: Cicer. de Offic. II. 5.
[308.] I primitivi Sciti d'Erodoto (l. IV. c. 47-57. 99. 101) avevano per confini il Danubio e la palude Meotide, occupando uno spazio di 400 stadi (o 400 miglia Romane). Vedi Dauville Mem. de l'Acad. Tom. XXV. p. 573-571. Diodoro Siculo (Tom. I. l. II. p. 155. Edit. Wesseling) ha notato i successivi progressi del nome e della nazione degli Sciti.
[309.] I Tatars o Tartari furono in origine una tribù; in seguito rivali, e finalmente sudditi dei Mògolli. Nelle vittoriose armate di Gengis-Kan e dei suoi successori, i Tartari formavano la vanguardia; ed applicavasi a tutta la nazione il nome, che prima degli altri giungeva alle orecchie degli stranieri: Freret Hist. de l'Acad. Tom. XXV. p. 60. Parlando di tutti o di alcuno dei popoli pastori settentrionali dell'Europa o dell'Asia, promiscuamente mi servo dei nomi di Sciti o di Tartari.
[310.] Imperium Asiae ter quaesivere: ipsi perpetuo ab alieno Imperio aut intacti aut invicti mansere. Dal tempo di Giustino (II. 2.) in poi essi hanno moltiplicato questo numero. Voltaire ha compendiato in poche parole (Tom. X. p. 65. Hist. Gener. c. 156) le conquiste dei Tartari.
«Spesso sulle tremanti nazioni da lontano
«Ha la Scizia spirato il vivo nembo di guerra.
[311.] Il quarto libro d'Erodoto somministra un curioso, benchè imperfetto, ritratto degli Sciti. Fra' moderni che descrivono l'uniforme loro vita, il Kan di Kowaresm Abulgazi Bahadur esprime i naturali suoi sentimenti; e la sua storia genealogica dei Tartari è stata copiosamente illustrata dagli editori Francesi e Inglesi. Carpin, Ascelin e Rubruquis (nell'Istor. dei viaggi Tom. VII.) rappresentano i Mogolli del secolo XIV. A queste guide ho aggiunto Gerbillon, e gli altri Gesuiti (Descript. de la Chine par du Halde Tom. IV.) che hanno esattamente osservato la Tartaria Chinese, e l'onesto ed intelligente viaggiatore Bell d'Antermony (2. Vol. in 4. Glasg. 1763).
[312.] Gli Usbecchi son quelli che più si sono allontanati dai lor primitivi costumi 1. per causa della religion Maomettana che professano, 2. per il possesso che hanno delle città e delle raccolte della gran Bucaria.
[313.] Il est certain, que, les grands mangeurs de viande sont en général cruels et féroces plus que les autres hommes. Cette observation est de tous les lieux et de tous les temps: la barbarie Anglaise est connue: Emil. de Rousseau Tom. I. p. 274. Qualunque sia l'opinione che abbiamo di questa osservazione in generale, non accorderemo facilmente la verità dell'esempio addotto. Le oneste querele di Plutarco ed i patetici lamenti di Ovidio ci seducono la ragione con eccitar la nostra sensibilità.