(Panegyr. Major. an. 212).
Il posto preciso fu un castello o villaggio chiamato vicus Helena; e sì il nome che il luogo da' moderni Geografi si sono scoperti a Lens. Vedi Valesio, Notit. Gall. p. 246. Longuerue, descript. de la Franc. Tom. II p. 88.
[721.] Vedasi una inesatta narrazione del fatto presso Sidonio, Panegyr. Majorian. 212, 230. I Critici Francesi, impazienti di stabilire la loro Monarchia nella Gallia, hanno tratto un forte argomento dal silenzio di Sidonio, che non ardisce dire perchè i Franchi superati fosser costretti a ripassare il Reno. Dubos Tom. 1. p. 322.
[722.] Salviano (De Gubern. Dei l. VI) ha esposto con istile declamatorio e vagante le disgrazie di queste tre città, che sono distintamente riportate dall'erudito Mascovio; Istor. degli antichi Germani IX. 21.
[723.] Prisco, nel raccontare la contesa, non dice i nomi dei due fratelli; il secondo de' quali giovane senza barba con lunga ondeggiante chioma aveva esso veduto a Roma (Histor. de Franc. Tom. I. p. 607, 608). Gli Editori Benedettini son disposti a credere, che questi fossero figli di qualche incognito Re de' Franchi, che regnava sulle rive del Necker; ma sembra, che gli argomenti del Foncemagne (Mem. de l'Acad. Tom. VIII. p. 464) provino, che la successione di Clodione fosse disputata da' due suoi figli, e che il minore di essi fosse Meroveo padre di Childerico.
[724.] Durante la stirpe de' Merovingi, il trono fu ereditario; ma tutti i figli del defunto Monarca avevano ugual diritto alla lor parte delle ricchezze e degli Stati di esso. Vedi la dissertazione del Foncemagne ne' tomi VI e VII delle Memorie dell'Accademia.
[725.] Sussiste tuttavia una medaglia, che dimostra l'avvenente figura d'Onoria col titolo d'Augusta; e nel rovescio si legge impropriamente salus Reipublicae intorno al monogramma di Cristo. Vedi Du Cange Famil. Byzant. p. 67, 70.
[726.] Vedi Prisco p. 39, 40. Poteva plausibilmente allegarsi, che se le donne potevan succedere al trono, Valentiniano medesimo, che avea sposato la figlia ed erede di Teodosio il Giovane, avrebbe avuto diritto all'Impero orientale.
[727.] Le avventure d'Onoria sono imperfettamente riferite da Giornandes (de success. regn. c. 97 e de reb. Get. c. 42 p. 674), e nelle Croniche di Prospero e di Marcellino; ma non possono essere coerenti o probabili, se non separiamo con un intervallo di tempo e di luogo il suo intrigo con Eugenio, e l'invito che fece ad Attila.
[728.] Exegeras mihi, ut, promitterem tibi, Attila bellum stylo me posteris intimaturum.... coeperam scribere, sed operis arrepti fasce perspecto, taeduit inchoasse: Sidon. Apolin. lib. VIII Ep. 15 p. 246.