[208.] Questo curioso ragguaglio di Roma nel tempo d'Onorio si trova in un frammento dell'Istorico Olimpiodoro, ap. Fozio, p. 197.
[209.] I figlj d'Alipio, di Simmaco, e di Massimo spesero nelle respettive loro Preture, chi dodici, chi venti, e chi quaranta centenari (o cento libbre d'oro). Vedi Olimpiodoro, ap. Fozio, p. 197. Tale stima popolare ammette qualche estensione; ma è difficile spiegare una legge nel Codice Teodosiano (Lib. VI. Tit. 4. leg. 5.) che determina la spesa del primo Pretore a 25000 folli, del secondo a 20000, e del terzo a 15000. Il nome di follis (Vedi Mem. dell'Accad. delle Inscriz., Tom. XXVIII. p. 727) si dava tanto ad una somma di 125 monete d'argento, che ad una piccola moneta di rame, ch'era 1/2625 di quella somma. Nel primo senso i 25000 folli sarebbero stati 150000 lire sterline: nel secondo solamente cinque o sei. L'uno sembra stravagante, l'altro è ridicolo. Bisogna che ve ne fosse una terza specie d'un valor medio, di cui s'intende di parlare in questo luogo; ma nel linguaggio delle leggi la ambiguità è una mancanza inescusabile.
[210.] «Nicopolis... in Actiaco littore, sita possessionis vostrae, nunc pars vel maxima est»: Girolam. in praef. Comm. ad Epistol. ad Tit. Tom. IX. p. 243. Il Tillemont suppone assai stranamente, che questa fosse una parte dell'eredità di Agamennone. (Mem. Eccl. tom. XII. pag. 85).
[211.] Seneca Ep. 89. Il suo stile è declamatorio; ma v'è appena declamazione, che possa esagerare l'avarizia ed il lusso de' Romani. Il Filosofo stesso meritava qualche specie di rimprovero, se è vero, che la sua rigorosa esazione dei quadringenties (cioè più di trecentomila lire sterline) che egli aveva prestato ad un alto interesse, suscitò una ribellione nella Britannia (Dion. Cas. l. 62. p. 1003). Secondo la congettura di Gale (Itinerar. d'Antonino in Britann. p. 92) il medesimo Faustino godeva una possessione vicino a Bury in Suffolk, ed un'altra nel regno di Napoli.
[212.] Volusio, ricco Senatore (Tacit., Annal. III. 30), preferiva sempre gli affittuali nativi del luogo. Columella, che da esso ebbe questa massima, discorre molto giudiziosamente su tal materia. (De re rustica, lib. 1. c. 7. p. 408 edit. Gesner. Lips. 1735).
[213.] Il Valesio (ad Ammian. XIV. 6 ) ha provato coll'autorità del Grisostomo e d'Agostino, che a' Senatori non era permesso dar del denaro ad usura. Pure apparisce dal Codice Teodosiano (Vedi Gotofred. ad lib. II. tit. XXXIII. Tom. I. p. 230, 289) che si concedeva loro di prendere il sei per cento, o la metà dell'interesse legale, e quel ch'è più singolare, tal permissione accordavasi a' giovani Senatori.
[214.] Plinio, Hist. Nat. XXXIII. 50. Egli determina l'argento a sole 4380 libbre, che sono accresciute da Livio (XXX. 45) fino a 100,023. La prima somma pare troppo piccola per una opulenta città, e l'altra troppo grande per qualunque tavola privata.
[215.] L'erudito Arbuthnot (Tavole d'antiche monete p. 153) ha osservato graziosamente, ed io credo con verità, che Augusto non aveva nè vetri alle sue finestre, nè una camicia indosso. Nel basso Impero l'uso del vetro e del lino divenne alquanto più comune.
[216.] Io debbo spiegare le libertà, che mi ho prese intorno al testo d'Ammiano: 1. Ho unito insieme il Cap. 6 del libro XIV col cap. 4. del XXVIII; 2. Ho dato ordine e connessione alla massa confusa de' suoi materiali; 3. Ho mitigato alcune iperbole stravaganti, e tolto alcune superfluità dell'originale; 4. Ho sviluppato alcune osservazioni ch'erano accennate piuttosto che espresse. Con tali licenze, la mia versione in vero non si troverà litterale, ma è però fedele ed esatta.
[217.] Claudiano, il quale pare che avesse letto l'istoria di Ammiano, parla di questa gran rivoluzione in uno stile assai meno cortigianesco: