[285.] Vedi S. Agostino, de Civit. Dei l. I. c. 16, 18. Egli tratta quest'argomento con notabile diligenza, e dopo avere ammesso che non vi può essere delitto dove non v'è consentimento, aggiunge: Sed quia non solum quod ad dolorem, verum etiam quod ad libidinem pertinet, in corpore alieno perpetrare potest; quicquid tale factum fuerat, etsi retentam constantissimo animo pudicitiam non excutit, pudorem tamen incutit, ne credatur factum cum mentis etiam voluntate, quod fieri fortasse sine carnis aliqua voluptate non potuit. Nel cap. 18 egli fa alcune distinzioni fra la verginità fisica e la morale.

[286.] Marcella, dama Romana, rispettabile ugualmente per la nascita che per l'età e per la religione, fu gettata in terra, e crudelmente battuta, e flagellata: caesam fustibus flagellisqueec. Girol. T. I. p. 121. ad Princip. Vedi Agostino, de Civ. Dei l. I. c. 10. Il moderno Sacco di Roma (p. 208) dà un'idea delle varie maniere di torturare i prigionieri per l'oro.

[287.] L'istorico Sallustio, che utilmente praticava i vizi, che ha sì eloquentemente censurato, impiegò il bottino della Numidia per adornare il suo palazzo e giardino sul colle Quirinale. Il luogo, dove era la casa di esso, è presentemente occupato dalla Chiesa di S. Susanna, separata solo per mezzo d'una strada da' Bagni di Diocleziano, e molto distante dalla porta Salaria. Vedi Nardini, Roma antica p. 192, 195, e la gran pianta di Roma moderna fatta dal Nolli.

[288.] L'espressioni di Procopio sono distinte e moderate (de Bell. Vandal. l. I. c. 2). La cronica di Marcellino dice troppo fortemente: partem Urbis Romae cremavit; le parole di Filostorgio εν ερειπνοις δε της πολεως κειμενης nelle rovine della città giacente (lib. XII. cap. 3) portano un'idea falsa ed esagerata. Il Bargeo ha fatta una dissertazione a posta (vedi Tom. IV. Antiq. Rom. Grev.) per provare che gli edifizi di Roma non furon distrutti dai Goti e dai Vandali.

[289.] Oros. l. II c. 19. p. 143. Ei parla come se disapprovasse tutte le statue, che vel Deum vel hominem mentiuntur. Esse rappresentavano i Re d'Alba e di Roma, incominciando da Enea, i Romani illustri o nelle armi o nelle arti, ed i Cesari divinizzati. L'espressione Forum, ch'egli usa, è alquanto ambigua, poichè v'erano cinque Fori principali; ma siccome erano tutti contigui ed addiacenti nella pianura che è circondata da' colli Capitolino, Quirinale, Esquilino e Palatino, potrebbero giustamente considerarsi come uno. Vedi Roma antiqua di Donato p. 162-201, e Roma antica del Nardini p. 212-273. La prima è più utile per le descrizioni antiche, e l'altra per l'attuale topografia.

[290.] Orosio (l. II. c. 19. p. 142) paragona la crudeltà dei Galli con la clemenza dei Goti. Ibi vix quemquam inventum Senatorem, qui vel absens evaserit, hic vix quemquam requiri, qui forte ut latens perierit. Ma in quest'antitesi si vede un'aria di rettorica e forse di falsità; e Socrate (l. VII. c. 10) afferma, forse con altrettanta esagerazione al contrario, che furono uccisi molti Senatori con vari e squisiti tormenti.

[291.] Multi... Christiani in captivitatem ducti sunt, August. De Civ. Dei l. I. c. 14, ed i Cristiani non furon soli a soffrir quei travagli.

[292.] Vedi Hein., Antiq. Jur. Rom. Tom. I. p. 96.

[293.] Append. Cod. Theod. XVI. nelle opere del Sirmondo Tom. I. p. 735. Quest'editto fu pubblicato gli 11 di Dicembre dell'anno 408, ed è troppo ragionevole, perchè possa propriamente attribuirsi a' ministri d'Onorio.

[294.]