[74.] Rispetto ad Ulfila, ed alla conversione de' Goti, vedasi Sozomeno L. VI. c. 37. Socrate L. IV. c. 33. Teodoreto L. IV. c. 37. Filostorgio L. II. c. 5. Sembra che l'eresia di Filostorgio gli abbia somministrato de' mezzi più atti ad informarsi.
[75.] Si pubblicò l'anno 1665 una copia mutilata de' quattro Evangeli della Versione Gotica, ed è stimata il monumento più antico della lingua Teutonica, sebbene Wetstein tenti, mediante alcune frivole congetture, di togliere ad Ulfila l'onore di quell'opera. Due delle quattro Lettere aggiunte esprimono il W, e il Th degli Inglesi. (Vedi Simon. Hist. Critiq. du nouv. Testam. Vol. II. p. 219, 223. Mill. Prolegomen. p. 157. Edit. Kuster. Wetstein Prolog. Tom I. p. 114).
[76.] Filostorgio erroneamente pone questo passaggio sotto il regno di Costantino; ma io sono molto inclinato a credere, che questo fosse anteriore a quella grande emigrazione.
[77.] Noi dobbiamo a Giornandes (de Reb. Get. cap. 151. p. 688) una breve e vivace pittura di questi Goti minori. «Gothi minores, populus immensus, cum suo Pontifice ipsoque Primate Wulfila». Le ultime parole, se non sono una pura ripetizione, indicano qualche giurisdizione temporale.
[78.] At non ita Gothi, non ita Vandali; malis licet Doctoribus instituti, meliores tamen etiam in hac parte quam nostri. Salvian. (de Gubern. Dei L. VII. p. 243).
[79.] Il Mosemio ha leggiermente abbozzato il progresso del Cristianesimo nel Nord dal quarto secolo fino al decimo quarto. Questo soggetto somministrerebbe de' materiali per un'ecclesiastica, ed anche filosofica storia.
[80.] Socrate (L. VII. c. 30) attribuisce a tal causa la conversione de' Borgognoni, la pietà cristiana de' quali è celebrata da Orosio (L. VII. c. 19).
[81.] Vedasi un originale e curiosa lettera scritta da Daniele, primo Vescovo di Winchester (Bede Hist. Eccl. Angloi., L. V. c. 18. p. 203. edit. Smith) a S. Bonifacio, che predicava il Vangelo fra' Selvaggi dell'Asia, e della Turingia, Epistol. Bonifacii 67 nella Maxima Bibliotheca Patrum Tom. XIII. p. 93.
[82.] La spada di Carlo Magno accrebbe forza all'argomento: ma quando Daniele scrisse questa lettera (an. 725), i Maomettani, che regnavano dall'India fino alla Spagna, potevano ritorcerlo contro i Cristiani.
[83.] Le opinioni di Ulfila e de' Goti tendevano al Semiarrianismo, poichè non volevano essi dire, che il Figlio fosse una creatura: quantunque comunicassero con quelli, che sostenevano tal eresia. Il loro Apostolo rappresentò tutta la disputa come una questione di piccol momento, e che si era eccitata dalle passioni del Clero. Teodoret. L. IV. c. 37.