[583.] Procopio fa un'ampia e corretta descrizione di Dara (Persic. l. I c. 10. l. II c. 13 de Aedif. l. II c. 1, 2, 3. l. III c. 5). Se ne veda la situazione presso il Danville (l'Euphrate et le Tigre p. 53, 54, 55) quantunque sembra, ch'egli raddoppi la distanza fra Dara e Nisibi.

[584.] Per la Città, ed il passo di Derbend vedasi d'Herbelot (Bibliot. Orient. p. 157, 291, 807), Petit de la Croix (Hist. de Gengiscan. l. IV c. 9), Istoria Genealogica de' Tartari (Tom. I p. 120), Oleario (Voyage en Perse p. 1039, 1042) e Cornelio le Bruyn (Viaggi Tom. I p. 146, 147). Può confrontarsi il prospetto di questo con la pianta d'Oleario, il quale crede che le mura siano di crostacei e di sabbia induriti dal tempo.

[585.] Procopio con qualche confusione le chiama sempre Caspie (Persic. l. 1 c. 10). Questo passo presentemente si appella Tatar-topa, Porte Tartare (Danville Geogr. anc. Tom. II p. 119, 120).

[586.] L'immaginario riparo di Gog e Magog, che fu seriamente investigato e creduto da un Califfo del IX secolo, sembra che sia derivato dalle porte del Monte Caucaso, e da un'incerta notizia della muraglia della China (Geogr. Nubiens. p. 267, 270: Memoires de l'Academie Tom. XXXI p. 210, 219).

[587.] Vedi un'erudita Dissertazione di Baier de muro Caucaseo in Comment. Acad. Petropolit. anno 1726 Tom. I p. 425, 463: ma le manca una carta o pianta. Quando il Czar Pietro I s'impadronì di Derbend l'anno 1722 la misura del muro fu trovata essere di Orgigie o braccia russe 3285 ciascheduna delle quali contiene sette piedi Inglesi, e perciò della lunghezza in tutto di poco più di quattro miglia.

[588.] Vedi le Fortificazioni ed i trattati di Cosroe o Nushirwan presso Procopio (Persic. l. I c. 16, 22 l. II), e di Herbelot (p. 682).

[589.] La vita d'Isocrate s'estende dall'Olimpiade 86. 1. fino alla 110. 3. (dall'anno 436 al 338 avanti Gesù Cristo). Vedi Dionys. Halicarn. Tom. II p. 149, 150 Edit. Hudson. Plutarco (o l'Anonimo) in Vit. X Orator. pag. 1538, 1543 Edit. II Steph. Phot. Cod. CCLIX p. 1453.

[590.] Sono copiosamente descritte, quantunque in concise parole, le scuole d'Atene nella Fortuna Attica di Meursio (c. VIII p. 59, 73 nel Tom. I Opp.). Quanto allo stato ed alle arti di quella città, vedi il primo libro di Pausania, ed un piccolo trattato di Dicearco (nel secondo Tomo dei Geografi di Hudson), che scrisse verso l'Olimpiade CXVII. (Dissert. di Dodwell. sez. 4).

[591.] Diogen. Laert. De vit. Philosopher. L. V segm. 37 p. 389.

[592.] Vedi il testamento d'Epicuro presso Diogene Laerzio L. X segm. 16, 20 pag. 611, 612. Una sola Epistola (ad Familiar. XIII, 1) scuopre l'ingiustizia dell'Areopago, la fedeltà degli Epicurei, la destra urbanità di Cicerone, e la mescolanza di disprezzo e di stima, con cui i Senatori Romani riguardavano la Filosofia ed i Filosofi della Grecia.