[279.] Quest'uso abbominevole prevalse dall'ottavo e massime dal dodicesimo secolo in poi, epoca in cui si era fatto quasi universale (Montfaucon nelle Mem. dell'Accad. t. 6, p. 606 ecc. Bibl. raisonnée de la diplom. t. 1 p. 176).

[280.] Pomponio (Pandect. l. 1 tit. 2 leg. 2) dice che di Mucio, Bruto e Manilio che sono i tre fondatori della scienza delle leggi civili, extant volumina, scripta Manilii monumenta; di alcuni giureconsulti della repubblica, haec versantur eorum scripta inter manus hominum. Otto dei saggi legisti del secolo d'Augusto furono ridotti ad un compendium: di Cascellio, scripta non extant sed unus liber ecc.; di Trebazio, minus frequentantur; di Tuberone, libri parum grati sunt. Parecchie citazioni delle Pandette si dicono ricavate dai libri che Triboniano non ha mai veduti; e dal settimo al tredicesimo secolo di Roma l'apparente erudizione dei moderni dipendè mai sempre dalle cognizioni e dalla veracità de' loro predecessori.

[281.] Si dà per certo che tutte le edizioni e tutti i manoscritti in parecchi luoghi replicano gli errori de' copisti e le trasposizioni di alcuni fogli che si rinvengono nelle Pandette fiorentine. Questo fatto, quando sia vero, è decisivo. Tuttavia le Pandette sono citate da Yves di Chartres che morì nel 1117; da Teobaldo Arcivescovo di Cantorbery, e da Vacario che fu il primo in Inghilterra a professare il Diritto civile (Selden ad Fletam, c. 7 t. II p. 1080-1085). Chi ha mai paragonato i manoscritti delle Pandette che esistono in Inghilterra, con quelli che si trovano negli altri paesi?

[282.] Veggasi la descrizione di questo originale in Brenckman (Hist. Pand. Florent. l. I c. 2, 3 p. 4-17, et l. II). L'entusiasta Poliziano lo venerava come lo stesso originale del Codice di Giustiniano (p. 407, 408). Ma questo paradosso è confutato dalle abbreviature del manoscritto di Firenze (l. II c. 3 p. 117-130). Esso è composto di due volumi in-4. a gran margine; la pergamena è sottile, ed i caratteri latini attestano la mano d'un copista greco.

[283.] Brenckman verso la fine della sua Storia ha inserite due dissertazioni sulla repubblica d'Amalfi e la guerra di Pisa nell'anno 1135 ecc.

[284.] La scoperta delle Pandette in Amalfi (A. D. 1137) venne per la prima volta fatta conoscere (nel 1501) da Lodovico Bolognino (Brenckman l. I c. 11 p. 73, 74; l. IV c. 2 p. 417-425) sulla testimonianza d'una Cronaca della città di Pisa (p. 409, 410) senza nome e senza data. Tutti i fatti di questa Cronaca, sebbene ignorati nel secolo dodicesimo, abbelliti dai secoli dell'ignoranza, e resi sospetti dai critici, non sono però in se stessi privi di probabilità (l. I c. 4-8 p. 17-50). È incontrastabile che il gran Bartolo nel secolo quattordicesimo consultò il Liber Pandectarum di Pisa (p. 406, 407; Vedi l. I c. 9 p. 50-62).

[285.] I Fiorentini presero Pisa nell'anno 1406, e nel 1411 trasportarono le Pandette nella loro capitale. Questi avvenimenti sono autentici e celebri.

[286.] Furono di nuovo arricchite d'una coperta porporina; si chiusero in una cassetta; ed i monaci e magistrati le mostravano ai curiosi colla testa nuda e colle torce accese (Brenckman, l. 1 c. 10, 11, 12 p. 62-93).

[287.] Enrico Brenckman, olandese, dopo d'aver paragonato il testo di Poliziano, di Bolognino, d'Antonino Angustino, e la bella edizione delle Pandette del Taurello, intraprese nel 1551 un viaggio a Firenze, e vi passò molti anni a studiar quel solo manoscritto. La sua Historia Pandectarum Florentinorum, Utrecht, 1722, in-4, che annuncia un sì gran lavoro, non è tuttavia che una piccola parte del primitivo suo piano.

[288.] Κρυσεα χαλκειων, εκατομβοιων, apud Homerum patrem omnis virtutis, prima prefazione delle Pandette. In un atto del Parlamento d'Inghilterra ci farebbe sorpresa un verso di Milton o del Tasso. Quae omnia obtinere sancimus in omne aevum. Nella seconda prefazione, parlando del primo Codice, egli dice: in aeternum valiturum. Un uomo ed un per sempre!