[75.] Ελεγε δε (Eusebio, vescovo di Dorilea) τον φλαβιανον και αναιρεθηναι προς Διοσκορω αθουμενον τε και λακτιξομενον, disse che Flaviano fu maltrattato da Dioscoro, percosso e respinto a calci, e questa relazione d'Evagrio (l. II, c. 2) viene rafforzata dallo storico Zonara (t. II, l. XIII, p. 44), che afferma, esser uso Dioscoro a dar calci come un mulo. Ma il linguaggio di Liberato è più circospetto (Brev. c. 12, in Concil. t. VI, p. 438), e gli Atti del Concilio di Calcedonia, prodighi dei titoli d'omicida, di Caino ec., non giustificano un'accusa tanto speciale. Il monaco Barsuma è incolpato in particolare, εσφαξε τον μακαριον φλαυιανον αυτος εστηκε και ελεγε σφαξον, d'avere straziato il beato Flaviano il quale, senza moversi, dicea, strazia pure. (Concil. t. IV, p. 1413).
[76.] Gli Atti del Concilio di Calcedonia (Conc. t. IV, p. 761-2071), comprendono quelli d'Efeso, (pag. 890-1189), nei quali è pure inserito il Sinodo di Costantinopoli sotto Flaviano (pag. 930-1072): fa d'uopo qualche attenzione per discernere questo doppio inesto. Tutto ciò che si riferisce ad Eutiche, a Flaviano, a Dioscoro vien raccontato da Evagrio (l. I, c. 9-12, e l. II, c. 1, 2, 3, 4), e da Liberato (Prev. c. 11, 12, 13, 14). Io rimando ancora questa volta, e forse per l'ultima alle esatte ricerche di Tillemont (Mém. ecclés. t. XV, p. 479-719). Gli annali del Baronio e del Pagi m'accompagneranno anco più in là nel lungo e penoso viaggio da me intrapreso.
[77.] Μαλιςα η περιβοντος Πανσοφια η καλουμενη Ορεινη (forse Ειρηνη), περι ησ και ο πολυανθροποσ τησ Αλεξανδρεων δημος αφηκε φωνην αυτης τε και του εραςου μεμνημενος, soprattutto la famosa Pansofia denominata Orine (forse Irene) per la quale anche il numeroso popolo d'Alessandria abiurò la memoria di lei e del drudo (Concil. t. IV, p. 1276). Si trova un saggio dello spirito e della malizia del popolo nell'antologia greca (l. II, c. 5, p. 188 ed. Wechel); l'editor Brodeo non conobbe a chi fosse applicato. L'autor anonimo dell'epigramma forma un giuoco di parole assai frizzante sulla frase del saluto episcopale «La pace sia con tutti voi» pari al nome vero o corrotto della concubina del vescovo, detta Irene (che in greco vuol dir pace).
Ειρηνη παντεσσιν επισκοπος ειπεν επελθων
Πως δυναται πασιν ην μονοσ ενδος εχει;
Comparando il vescovo disse: pace (Irene) a tutti; ma come a tutti, se l'ha in casa egli solo!
Non so, se il Patriarca, che sembra essere stato un amante geloso sia il Cimone dell'epigramma precedente, di cui Priapo medesimo vedea con istupore ed invidia πεος εστεκος.
[78.] Non v'era bisogno di manifestare cose così dispiacevoli a' credenti: si sa che vi furono, e vi saranno Vescovi peccatori; il tribunale della Penitenza è fatto anche per essi.
[79.] Quelli che rispettano l'infallibilità dei Concilii dovrebbero provarsi a determinare il senso di quella decisione. I Vescovi che colla loro opinione dieder legge all'assemblea erano attorniati da scrivani infedeli o negligenti, che disseminarono le copie pel Mondo. Nei nostri MS. greci si trova quella versione falsa e proscritta di εκ τον φυσεων, dalle nature (Concil. t. III, p. 1460). Non pare che siasi mai avuta una traduzione autentica dello scritto di Papa Leone; e le antiche versioni latine sono essenzialmente differenti dalla vulgata attuale, secondo i migliori MS. degli Ακοιμητοι, Vigilanti, a Costantinopoli, (Ducange, C. P. Cristiana, l. IV, p. 151), che così era chiamato un celebre monastero di Latini, di Greci e di Sirii. (Vedi Concil. t. IV, p. 1959-2049, e Pagi, Critica, t. II, p. 326 ec.).
[80.] Non si devono trattare con figure rettoriche, che racchiudono uno scherzo, materie per se stesse gravissime, e rispettabili; bisogna maneggiarle colla ragione teologica. (Nota di N. N.)