[131.] Il siriaco tenuto per lingua primitiva dagli originarii della Siria avea tre dialetti: 1. l'arameo, che si parlava in Edessa, e nelle città della Mesopotamia; 2. il palestino, usato in Gerusalemme, in Damasco, e nel resto della Siria; 3. il nabateo, idioma rustico delle montagne dell'Assiria e de' villaggi dell'Irak (Gregor. Abulfarag. Hist. dynast., pag. 11). Vedi sul siriaco, Ebed-Gesù (Assemani, t. III, pag. 326, etc.), il quale solamente per animo preoccupato ha potuto preferirlo all'arabo.
[132.] Io non velerò la mia ignoranza sotto i manti di Simone, di Walton, di Mill, di Wetstein, d'Assemani, di Lodolfo, o di La Croze da me diligentemente consultati. Pare 1. non esser certo, che noi ogni abbiamo nella primiera integrità versione veruna di quelle decantate dai Padri della Chiesa; 2. la version siriaca esser quella, che sembra aver più titoli d'autenticità, e che per confession delle Sette d'Oriente è più antica del loro scisma.
[133.] In ciò, che riguarda i Monofisiti e i Nestoriani io debbo moltissimo alla Bibliotheca orientalis Clementino-Vaticana di Giuseppe Simone Assemani. Questo dotto Maronita andò nel 1715, per ordine di Papa Clemente XI, a visitare i monasteri dell'Egitto e della Siria in cerca di MS. I quattro volumi in foglio da lui pubblicati a Roma nel 1719 non contengono che una parte dell'esecuzione del suo vasto disegno; ma forse è la più preziosa. Nato egli in Siria conosceva benissimo la letteratura siriaca, e si vede, che quantunque dependesse dalla Corte romana s'ingegna d'essere moderato e sincero.
[134.] Vedi i Canoni arabi del Concilio di Nicea nella traduzione d'Abramo Ecchelense, n. 37, 38, 39, 40. Concil. t. II, p. 335, 336, ediz. di Venezia. Que' titoli, conosciuti di Canoni di Nicea e di Canoni arabi sono ambedue apocrifi. Il Concilio di Nicea non fece più di venti Canoni (Theod. Hist. eccles. l. I, c. 8); i settanta o ottanta che vi si aggiunsero, furono estratti dai Sinodi della Chiesa greca. L'edizione siriaca di Maruta non sussiste più (Assemani, Bibl. orient. t. I, p. 195, t. III, p. 74); e nella version araba havvi diverse alterazioni recenti. Questo codice per altro racchiude preziosi avanzi della disciplina ecclesiastica; ed essendo stimato da tutte le comunioni dell'Oriente, è probabile ch'ei sia stato finito prima dello scisma dei Nestoriani e dei Giacobiti (Fabric., Bibliot. graec. t. XI, p. 363-367).
[135.] Teodoro il Lettore (l. II, c. 5-49, ad calcem. Hist. ecclesiast.) ha fatto menzione di questa scuola persiana d'Edessa. Assemani (Bibliot. orient., t. II, p. 402, t. III, p. 376-378, t. IV, p. 70-924), discute con molta chiarezza ciò che riguarda il suo antico splendore, e le due epoche della sua caduta.
[136.] Una dissertazione sullo stato dei Nestoriani è divenuta in mano d'Assemani un volume in foglio di 950 facciate, ove egli ha disposto in ordine chiarissimo le sue dotte ricerche. Oltre a questo quarto volume della Bibliotheca orientalis, gioverà consultare gli estratti che stanno nei tre primi tomi (t. I. p. 203, t. II, p. 321-463, t. III, p. 64-70, 378-395, ec. 403-408, 580-589).
[137.] Vedi la Topographia christiana di Cosma, soprannominato Indicopleuste, ossia navigatore indiano l. III, p. 178, 179, l. XI, p. 337. L'intiera opera, della quale si trovano degli estratti curiosi in Fozio (cod. XXXVI, p. 6, 10; ediz. Hoeschel), in Thevenot, (prima parte delle sue Relations des voyages ec.), e in Fabrizio (Biblioth. graec., l. III, c. 25; t. II, p. 603-617), fu pubblicata dal padre Montfaucon, Parigi 1707, nella Nova collectio Patrum, (t. II, p. 113-346). Era intenzione dell'autore di confutar l'eresia di coloro, i quali sostengono che la Terra è un globo, e non una superficie piatta e bislunga, come è rappresentata dalla Scrittura (l. II, p. 138). Ma l'assurdità del monaco si trova mescolata colle cognizioni pratiche del viaggiatore, che partì, A. D. 522, e pubblicò un libro in Alessandria A. D. 547. (l. II, p. 140, 141; Montfaucon, Praefat. c. 2). Il Nestorianismo di Cosma, di cui non s'accorse il suo dotto editore, è stato scoperto dal La Croze (Christianisme des Indes, t. I, pag. 40-55), e questa cosa è confermata da Assemani (Bibl. orient., t. IV, p. 605, 606).
[138.] L'Istoria del prete Gianni nel suo lungo cammino per Mosul, Gerusalemme, Roma, ec. divenne una mostruosa favola, alcuni passi della quale son tolti dal Lama del Thibet, (Hist. généalogique des Tartares, par. II, 42. Hist. de Gengis-Khan, p. 31 ec.), e che poi con un error madornale fu dai Portoghesi applicata all'imperator d'Abissinia. (Ludolfo Hist. Aethiop. Comment., l. II, c. 1). È per altro probabile, che nell'undecimo e duodecimo secolo la orda dei Cheraiti professasse il Cristianesimo secondo i dommi dei Nestoriani (D'Herbelot, p. 256, 915, 959. Assemani t. IV, p. 468-504).
[139.] Il Cristianesimo della Cina fra il settimo e tredicesimo secolo, è provato in una maniera incontrastabile da documenti cinesi, arabi, siriaci e latini (Assemani Bibl. orient., t. IV, p. 502-552. Mem. da l'Accad. des inscript., t. XXX, p. 802-819). La Croze, Voltaire ec., sono stati ingannati dalla propria furberia, quando, per guardarsi da una frode gesuitica, han voluto considerar per supposta l'iscrizione del Sigan-Fu, la quale manifesta la gloria della Chiesa nestoriana dopo la prima missione (A. D. 636), sino all'anno 781, che è quello dell'iscrizione.
[140.] Jacobitae et nestorianae plures quam graeci et latini. Giacomo di Vitry, Stor. Geros. l. II, c. 76 pag. 1093, nelle Gesta Dei per Francos. Ne segna il numero il Tomassino, Discipline de l'Eglise, t. I, p. 172.