[149.] Geograph. nubiensis, p. 47.
[150.] Nel terzo capitolo del Corano (p. 50-53, colle note del Sale) arreca il Profeta qualche misera scusa sulla sconfitta di Ohud.
[151.] V. su i particolari delle tre guerre di Beder, d'Ohud e della fossa, fatte dai Koreishiti contro Maometto, Abulfeda (p. 56-61, 64-69, 73-77), Gagnier (t. II, p. 23-45, 70-96, 120-139), cogli articoli del d'Herbelot, e i compendi d'Elmacin (Hist. Saracen., p. 6,7) e Abulfaragio (Dynast. p. 102).
[152.] Abulfeda (p. 61, 71, 77, 87, ec.) e Gagnier (t. II, p. 61-65, 107-112, 139-148, 268-294) raccontano le guerre di Maometto contro le tribù Giudaiche di Kainoka, de' Nadhiriti, di Koraidha, e di Chaibar.
[153.] Abu Rafe, servo di Maometto, affermò, si dice, che tutta la sua forza unita a quella d'altre sette persone non bastò a rialzare quella porta da terra (Abulfeda, p. 90). Abu Rafe era un testimonio oculare; ma chi farà testimonianza per lui?
[154.] Elmacin (Hist. Saracen. p. 9), e il grande Al-Zabari (Gagnier, t. II, p. 285) attestano che i Giudei furono sbanditi. Nondimeno il Niebuhr (Descript. de l'Arabie, p. 324) crede che la tribù di Chaibar professi tuttavia la religione Giudaica e la Setta de' Kareiti, e che nel saccheggio delle caravane i discepoli di Mosè sieno soci di quelli di Maometto.
[155.] Abulfeda (p. 84-87, 97-100, 102-111), Gagnier (t. II, p. 209-245, 309-322; t. III, p. 1-58), Elmacin (Hist. Saracen., p. 8, 9, 10), Abulfaragio (Dynast., p. 103), narrano i progressi della impresa per assoggettare la Mecca.
[156.] Solo dopo il conquisto della Mecca il Maometto di Voltaire immagina e compie i più orrendi misfatti. Confessa il Poeta che non ha fondamento storico, e si contenta a dire per sua giustificazione, «che chi fa la guerra alla patria in nome di Dio, è capace di tutto.» (Oeuvr. de Voltaire, t. XV, p. 282). Questa massima non è nè caritatevole nè filosofica, e si dee poi certamente portare un po' di rispetto alla gloria degli eroi, e alla religione de' popoli. So poi che la rappresentazione di quella tragedia scandolezzò forte un ambasciatore Turco che allora stava a Parigi.
[157.] Si disputa tuttavia da' dottori Musulmani su la quistione se la Mecca fosse soggiogata dalla forza, o se ella si sottomettesse di buon grado (Abulf. p. 107, e Gagnier, ad loc.); e questa contesa di parole è tanto importante quanto quella che si agita in Inghilterra sopra Guglielmo il Conquistatore.
[158.] Il Chardin (Voyage en Perse, t. IV, p. 166) e il Reland (Disser. miscell., t. III, p. 51) escludendo i cristiani dalla penisola d'Arabia, dalla provincia di Heyas o dalla navigazione del mar Rosso, sono più severi de' Musulmani medesimi. Sono ammessi i cristiani senza ostacolo nel porto di Moka, e in quello altresì di Gedda, e solo s'è interdetto ai profani l'ingresso nella città e nel precinto della Mecca. (Niebuhr, Description de l'Arabie, p. 308, 309; Voyage en Arabie, t. I, p. 205-248, ec.).