[169.] I Greci e i Latini hanno inventato e divolgato la ridicola fola che da forti calamite sia tenuto sospeso in aria il deposito di Maometto nella volta del tempio della Mecca σημα μετεωριζομενον. (Laonico Calcondile, De rebus turcicis, l. III. p. 66). V. il Dizionario di Bayle, art. Mahomet. Rem. EE. FF. Anche senza l'aiuto della filosofia, basta osservare, 1. che il Profeta non è stato sepolto alla Mecca; 2. che la sua tomba, che sta a Medina, fu veduta da milioni di pellegrini, ed è in terra (Reland, De religione Moammed, l. II, c. 19, p. 209-211; Gagnier, Vie de Mahomet, t. III, p. 263-268).
[170.] Al-Jannabi enumera (Vie de Mahomet, t. III, p. 372-391) i vari doveri del pellegrino che va a visitare il sepolcro del Profeta e de' suoi compagni; e quel dotto casuista decide che questo è un atto rigoroso di devozione come l'adempimento d'un precetto divino, e quasi meritorio ugualmente. Contendono fra loro i dottori per sapere quale delle due città, della Mecca o di Medina, debba ottenere la preminenza, (p. 392-394).
[171.] Abulfeda (Vit. Moham., p. 133-142) e Gagnier (Vie de Mahomet, t. III, p. 220-271) descrivono l'ultima malattia, la morte e la sepoltura di Maometto. I particolari più secreti e rilevanti furono descritti nel principio da Ayesha, da Alì, da' figli d'Abbas, ec.; e abitando essi in Medina, e avendo sopravvissuto al Profeta molt'anni, poterono ripetere que' pii racconti ad una seconda e terza generazione di pellegrini.
[172.] Con molta imprudenza s'avvisarono i cristiani di dare a Maometto una colomba domestica, la quale parea che scendesse dal cielo, e gli parlasse all'orecchio: siccome Grozio si fonda su questa supposizione di miracolo (De veritate religionis christianae), il suo traduttore Arabo, il dotto Pocock, gli ha chiesto il nome de' suoi autori; Grozio ha confessato essere ignota la cosa a' Musulmani. Si soppresse nella versione Araba questa pia menzogna, per timore non movesse a riso e a sdegno i Settari di Maometto; ma s'è conservata, per edificare i fedeli, nelle tante edizioni del testo latino. (Pocock, Specimen Hist. Arabum, pag. 186, 187; Reland, De religione moham. l. II, c. 39, p. 259-262).
[173.] Εμοι δε τουτο εσιν εκ παιδος αρξαμενον φωνη τις γιγνομενη η οταν γενηται ασι αποτρεπει με τουτου ό αν μελλπραττειν, προτρεπει δε ουποτου: sin da fanciullo ho provato una certa voce interna, la quale ogni volta mi distoglieva da quel ch'io fossi per fare, ma non mai mi volgeva a fare. (Platon., in Apolog. Socrat., c. 19, p. 121, 122, ediz. Fisher.). Gli esempli familiari che Socrate vanta nel suo dialogo con Teage (Platonis opera, t. I, 128, 129, ediz. Enr. Stefano) sorpassano la previdenza umana, e l'inspirazione divina (il Δαιμονιον) del filosofo si vede chiaramente indicata ne' Memorabilia di Senofonte. Cicerone (De divinat., t. LIV), e le quattordicesima e quindicesima dissertazione di Massimo Tirio (1. 153-172, ediz. Davis) espongono le idee che ne aveano i platonici più ragionevoli.
[174.] Anche qui è indebito il paragone fra Maometto ed il Profeta di Ninive; noi dobbiamo credere, che questi fosse inspirato da Dio quando parlava; e sappiamo, che Maometto non fu che un fortunato ed abile fondatore della sua religione. (Nota di N. N.)
[175.] Voltaire, in uno de' tanti suoi scritti, paragona Maometto vecchio ad un Fakir «che si stacca la catena dal collo per darla su le orecchie a' suoi confratelli».
[176.] Gagnier con uguale imparzialità espone questa legge umanissima di Maometto, e gli assassinii di Caab e di Sophian dal Profeta incoraggiati ed approvati.
[177.] Si consulti, su la vita privata di Maometto, il Gagnier e i capitoli correlativi di Abulfeda; su la sua dieta (t. III, p. 285-288); su i suoi figli (p. 189-289); su le sue mogli (p. 290-303); sul suo matrimonio con Zeineb (t. II, p. 152-160); su i suoi amori con Maria (p. 303-309); su la falsa accusa d'Ayesha (pag. 186-199). Per questi ultimi fatti, la pruova men rifiutabile scontrasi nel ventiquattresimo, trentesimoterzo, e sessantesimosesto capitolo del Corano, col commentario del Sale. Il Prideaux (Vie de Mahomet, p. 80-90), e il Maracci (Prodrom. Alcoran., part. IV, p. 49-59) malignamente hanno esagerato i difetti di Maometto.
[178.] Incredibile est quo ardore apud eos in Venerem uterque solvitur sexus. Ammiano Marcellino, l. XIV, c. 4.