[189.] Lo Scisma de' Persiani viene esposto da tutti i viaggiatori dell'ultimo secolo, e soprattutto nel secondo e quarto volume del Chardin loro maestro. Il Niebuhr, inferiore al Chardin, ha il vantaggio peraltro d'avere scritto nel 1764, epoca più recente d'assai (Voyages en Arabie, etc., t. II, p. 208-233), e posteriore al vano tentativo che ha fatto Nadir-Shah per cangiare la religione del suo popolo (V. la sua Storia della Persia, tradotta da Sir William Jones, t. II, p. 5, 6, 47, 48, 144-155).
[190.] Omar presso loro significa il diavolo. Il suo assassino è un santo. Quando i Persiani scagliano una freccia, sogliono gridare: «Possa questa freccia trafiggere il cuore d'Omar». (Voyages de Chardin, t. II, p. 239, 240, 259, ec.).
[191.] Questa graduazione di merito è notata distintamente nel simbolo spiegato dal Reland (De relig. Moham., l. I, p. 37), e da un argomento de' Sonniti riferito dall'Ockey (Hist. of the Sarac., t. II; p. 230). L'usanza di maledire la memoria d'Alì fu abolita, quarant'anni dopo, dagli stessi Ommiadi (d'Herbelot, p. 690); e son pochi i Turchi che osino insultarlo come infedele (Voyages de Chardin, t. IV, p. 46).
[192.] D'Anville (l'Euphrate et le Tigre, p. 29) dimostra che il piano di Siffin è il campus barbaricus di Procopio.
[193.] Abulfeda, Sonnita moderato, espone le varie opinioni sul seppellimento d'Alì, ma s'attiene al sepolcro di Cufa, fama numeroque religiose frequentantium celebratum. Niebuhr fa il conto che si seppelliscono ne' contorni duemila persone all'anno, e che cinquemila sono i pellegrini che vanno a visitarlo (t. II, p. 208, 209).
[194.] Tutti i tiranni di Persia da Adhad-el-Dowlat (A. D. 977; d'Herbelot, pag. 58, 59, 95), sino a Nadir-Shah (A. D. 1743, Hist. de Nadir-Shah, t. II, p. 155), hanno ornato colle spoglie del popolo la tomba d'Alì. La cupola è di rame magnificamente dorato, che brilla a' raggi del Sole in distanza di molte miglia.
[195.] La città di Meshed-Alì, lontana cinque o sei miglia dalle ruine di Cufa, e centoventi al mezzodì di Bagdad, ha l'estensione e la forma dell'odierna Gerusalemme. Meshed-Hosein, più vasta e più popolosa, è lungi trenta miglia.
[196.] Seguo l'energico concetto e la frase di Tacito (Hist. l. I, c. 4): Evulgato imperii arcano posse imperatorem alibi quam Romae fieri.
[197.] Ho abbreviato la bella narrazione d'Ockley (t. II, p. 170-231), assai lunga e piena di minuti particolari, dai quali bene spesso emerge appunto il patetico.
[198.] Il danese Niebuhr (Voyages en Arabiae, etc., t. II, p. 208 ec.) è forse quel solo de' viaggiatori Europei che abbia osato andare a Meshed-Alì, e a Meshed-Hosein. Que' due sepolcri sono in mano de' Turchi, i quali soffrono la devozione degli eretici Persiani, ma l'assoggettano ad un tributo. Il Chardin, che tante volte ho lodato, descrive partitamente la festa della morte di Hosein.