[616.] Pure a meno che il Sultano o un principe Aiubita non fosse rimasto entro Gerusalemme, nec Curdi Turcis, nec Turci Curdis essent obtemperaturi (Boadino p. 237). Qui lo Storico solleva una falda del velo politico.

[617.] Boadino (pag. 237) e lo stesso Goffredo di Vinisauf (l. VI, c. 1-8, pag. 403-409) attribuiscono allo stesso Riccardo la ritirata, e Giacomo di Vitry nota che per l'impazienza di partire in alterum virum mutatus est (pag. 1123). Nondimeno Joinville, cavalier francese, ne dà colpa alla gelosia d'Ugo, Duca di Borgogna (p. 116), senza supporre, come Mattia Paris, che questi si fosse lasciato corrompere dall'oro di Saladino.

[618.] Boadino (p. 184-249) e Abulfeda (p. 51, 52) raccontano le spedizioni di Giaffa e di Gerusalemme. L'autore dell'Itinerario, ossia il monaco di S. Albano, non può, in ordine alle prodezze di Riccardo, aggiungere alcuna cosa al racconto che di queste ha fatto il Cadì (Vinisauf, l. VI, c. 14-24, p. 412-421); Hist. major., p. 137-143. In tutta questa guerra è singolare un accordo che regna fra i Cristiani ed i Maomettani, quello cioè di esaltarsi per valore scambievolmente.

[619.] V. il progresso delle negoziazioni e delle ostilità in Boadino (p. 207, 260), che ebbe parte egli stesso nella conclusione del Trattato. Riccardo manifestò l'animo suo di ritornare con nuovi eserciti a compire la conquista di Terra Santa, alla quale minaccia Saladino con un cortese complimento rispose (Vinisauf, l. VI, c. 28, p. 423).

[620.] Fra i racconti che abbiamo di cotesta guerra, il meglio spiegato trovasi nell'Opera originale di Goffredo di Vinisauf, Itinerarium regis Anglorum Richardi et aliorum in terram Hierosolimarum, diviso in sei volumi. Lo stesso racconto trovasi per esteso nel secondo volume di Gale (Scriptores Hist. Anglicanae, p. 247-429). Anche Ruggero Hoveden e Mattia Paris somministrano utili materiali a tale storia: il primo di essi ne dà a conoscere con molta esattezza lo stato di navigazione e la disciplina della flotta inglese in que' tempi.

[621.] Così Saladino denominava il culto de' Cristiani; nè un Maomettano era obbligato a distinguere dall'Idolatria la venerazione che i Cattolici romani prestano alle Immagini de' Santi. Non mi fermo su questo argomento per averne già parlato a lungo nelle note precedenti. (Nota di N. N.)

[622.] Anche il Vertot (t. I, p. 251) ammette in questa ridicola favola della indifferenza religiosa di Saladino; di quel Saladino che fino all'ultimo respiro rigidamente professò l'Islamismo.

[623.] V. la genealogia degli Aiubiti in Abulfaragio (Dynast., p. 277 ec.), le Tavole del de Guignes, la Art de vérifier les dates, e la Bibl. orient.

[624.] Il Thomassin (Discipline de l'Eglise, t. III, p. 311-374) ha esaminato partitamente l'origine, gli abusi e le restrizioni di queste decime. Venne sostenuta per qualche tempo una opinione che facea le decime di legittimo diritto del Papa, come la decima del decimo de' Leviti dovuta al gran Sacerdote, o Pontefice (Selden, sulle Decime: V. le sue Opere, vol. III, parte II, p. 1083).

[625.] Il principale scopo de' Papi, come risulta dalle loro lettere, fu il togliere a' Maomettani Gerusalemme, ed il sepolcro di Gesù Cristo. (Nota di N. N.)