I Bulgari. Origine, migrazioni, e fermate degli Ungaresi. Lor correrie nell'Oriente e nell'Occidente. Monarchia de' Russi. Particolarità sulla Geografia, e il commercio di questa nazione. Guerra de' Russi contro l'Impero Greco. Conversione de' Barbari.
Sotto il regno di Costantino, pronipote di Eraclio, un nuovo sciame di Barbari distrusse per un continuo avvenire quel cancello antico del Danubio che fu poi così spesso atterrato, e rifabbricato. I progressi di questi Barbari, vennero, a caso e senza che eglino stessi se ne avvedessero, favoreggiati dai Califfi. Le legioni romane non mancavano di faccende nell'Asia, e, dopo avere perduto la Sorìa, l'Egitto, e l'Affrica, i Cesari si videro per due volte ridotti al rischio, e al disdoro di difendere contro i Saracini la lor capitale. Se nel narrare diverse particolarità intorno a questo popolo tanto spettabile, io ho deviato alcun poco dalla linea che prefissa erami nel divisamento della mia Opera, l'importanza del soggetto coprirà questa colpa e servirammi di scusa. Tanto nell'Oriente quanto nell'Occidente, così negli affari di guerra come in quelli di religione, o considerando i progressi che fecero nelle Scienze, o la loro prosperità, o la lor decadenza, gli Arabi eccitano sotto ogni aspetto la nostra curiosità. Possono attribuirsi all'armi loro i primi disastri della Chiesa greca, e del greco Impero; e i discepoli di Maometto tengono tuttavia lo scettro civile e religioso delle nazioni dell'Oriente. Ma avrebbe argomento poco degno di un'eguale fatica, la storia di quegli sciami di popoli selvaggi che, nel tempo trascorso fra il settimo, e il dodicesimo secolo, ora a guisa di passeggieri torrenti, or per una sequela di migrazioni[71] dalle pianure della Scizia l'Europa innondarono. Barbari sono i lor nomi, incerta la loro origine: confuso il modo onde son pervenute a noi le lor geste. Governati da una cieca superstizione, e da un valor brutale condotti, costoro non offerivano nella monotonia delle lor vite pubblica e privata, nè le soavità dell'innocenza, nè i lumi della politica. I disordinati loro assalti furono infruttuosi contra il soglio di Bisanzio: la maggior parte di queste bande è sparita senza lasciar vestigio di sè, e i loro miserabili avanzi rimangono, e rimarranno forse ancor lungo tempo, sotto dominazioni ad essi straniere. Mi limiterò a scegliere per mezzo alle antichità, I de' Bulgari, II degli Ungaresi, III de' Russi, quei tratti che meritano essere conservati. IV la Storia delle conquiste de' Normanni, e V della Monarchia de' Turchi mi condurrà alle memorabili Crociate di Terra Santa e alla doppia caduta della città, e dell'impero di Costantino.
A. D. 680
I. Intanto che movea verso l'Italia, Teodorico[72] Re degli Ostrogoti, gli fu mestieri col debellarli, superare l'ostacolo che i Bulgari gli opponevano. Dopo una tale sconfitta, il nome di Bulgari, e questa popolazione medesima, sparvero per un secolo e mezzo; onde avvi luogo a credere che sol per via di nuove colonie fattesi sulle rive del Boristene, del Tanai, o del Volga, nuovamente si diffondesse in Europa o la stessa denominazione, od una denominazione allo incirca non dissimile. Un re dell'antica Bulgaria[73], giunto agli estremi del vivere, lasciò ai cinque suoi figli un'ultima lezione di moderazione e concordia, che i giovani Principi ricevettero, come d'ordinario soglionsi ricevere dalla gioventù gli avvisi della vecchiezza, e della esperienza. Seppellirono il padre loro, si scompartirono i suoi sudditi e le sue mandrie, i consigli ne dimenticarono. Separatisi indi, o ciascuno postosi a capo della sua truppa, cercarono fortuna, chi da una banda, e chi dall'altra, e troviam ben tosto il più avventuroso di essi, nel cuor dell'Italia sostenuto dalla protezione dell'Esarca di Ravenna[74]; ma il corso della migrazione si volse, o venne trascinato verso la capital dell'Impero. Allora la moderna Bulgaria, acquistando, sulla riva australe del Danubio il nome e la forma che mantiene ancor tuttavia, queste popolazioni ottennero per guerra, o per negoziati le province romane della Dardania, della Tessaglia, e dei due Epiri[75]; tolsero la supremazia ecclesiastica alla città, che fu patria di Giustiniano: e al momento della loro prosperità, la città oscura di Licnido, ovvero Acrida, divenne la residenza del loro Re, e del loro Patriarca[76]. Una prova incontrastabile, e dal loro idioma dedotta, ne assicura che i Bulgari derivano dalla schiatta primitiva dagli Schiavoni, o, per parlare con maggiore esattezza, dagli Slavoni;[77] e che le popolazioni de' Serviani, de' Bosnj, de' Rasciani, de' Croatti, de' Valacchi, venute dalla medesima origine[78] ec. seguirono gli stendardi o l'esempio della tribù principale. Questo diverse tribù tennero i diversi paesi che giaciono fra l'Eussino, e il mare Adriatico, quali in istato di prigioniere o di suddite, quali di confederate o nemiche del greco Impero; e il loro nome generico di Slave[79] che equivaleva a gloria, corrotto dal caso o dalla malivolenza, non indica oggi giorno che servitù[80]. Fra queste colonie i Crobaziani[81] o Croatti, che oggidì fan parte della forza militare degli Austriaci, discendono da un poderoso popolo, già vincitore e sovrano della Dalmazia. Le città marittime, e fra l'altre la nascente Repubblica di Ragusi, avendo implorato il soccorso e gli avvisi della Corte di Bisanzio, Basilio ebbe tanta grandezza d'animo per consigliarle a non serbare al romano Impero che una lieve testimonianza di lor fedeltà, e di calmare, mercè un annuale tributo, il furore di quegli invincibili Barbari. Undici Zupani, o proprietarj di grandi feudi, si scompartivano il regno della Croazia: e le lor forze unite componeano un esercito di sessantamila uomini a cavallo e di centomila fantaccini. Una lunga costa di mare coperto da una catena di isole, frastagliato da ampj porti, e quasi a veggente delle rive dell'Italia, allettava alla navigazione i Latini, e gli stranieri. Le lancie, e i brigantini de' Croatti erano foggiati a guisa delle barche de' primi Liburnj. E per vero dire, cento ottanta navigli offrono l'idea d'una rilevante marineria; ma gli uomini di mare de' nostri giorni non potrebbero rattenere le risa in udendo memorare vascelli da guerra, la cui ciurma non sommava a maggior numero di dieci, venti, o quaranta uomini al più. S'introdusse a poco a poco l'usanza di adoperare più onorevolmente siffatti navigli ai bisogni del commercio: nullameno i pirati schiavoni erano sempre in grande numero e da temersi; e solamente sul finire del decimo secolo la Repubblica di Venezia, si assicurò la libertà e la sovranità del Golfo[82]. Gli antenati di questi re dalmati, peregrini agli usi come agli abusi della navigazione, abitavano la Croazia Bianca, le parti interne della Slesia, e della piccola Polonia, lontani, giusta i calcoli de' Greci, trenta giornate dal Mar Nero.
A. D. 640-1017
Poco durevole e poco estesa del pari fu la gloria de' Bulgari[83]. Ne' secoli nono e decimo, regnavano ad ostro del Danubio; ma più poderose nazioni che migrate erano dopo di essi, gl'impedirono volgersi di nuovo a settentrione, o di far progressi verso il ponente. Nondimeno nell'oscuro novero delle loro imprese, una ne posson citare, di cui fino a quel momento era stato serbato l'onore ai soli Goti, quella di avere ucciso in battaglia uno fra i successori d'Augusto e di Costantino. L'imperatore Niceforo dopo avere perduta la sua fama nella guerra d'Arabia, perdè la vita nell'altra che contro gli Schiavoni sostenne. Nel principio della stagione campale penetrato era con arditezza, e buon successo, nel cuore della Bulgaria, giunto a metter fuoco alla Corte Reale, che, giusta ogni apparenza, era, e non altro, un villaggio colle case fabbricate di legno; ma intanto che al bottino si affaccendava, ricusando ogni proposta di negoziazioni, i nemici ripresero coraggio, e, riunite le loro forze, posero ostacoli insuperabili alla sua ritirata; per lo che fu udito esclamare tremando: «Oimè! Oimè! A meno di valerci d'ali come gli uccelli, non ci rimane alcuna via di salvezza». Due interi giorni standosi nella inerzia della disperazione, aspettò il suo destino; ma al giunger del terzo, e sorpreso il campo imperiale dai Bulgari, il sovrano, e i grandi ufiziali della Corona nelle proprie tende vennero trucidati. Almeno il corpo di Valente non avea sofferti oltraggi; ma il capo di Niceforo fu esposto sopra una picca, e il cranio del medesimo incastrato in oro, fu spesse volte empiuto di vino in mezzo alle orgie della vittoria. I Greci, benchè deplorassero l'invilimento cui disceso era il trono, dovettero ravvisare in ciò un giusto castigo della avarizia, e della crudeltà. La coppa dianzi accennata facea palese tutte le barbarie degli Sciti; pure innanzi la fine di questo medesimo secolo, i lor costumi selvaggi si ingentilirono per una conseguenza del commercio pacifico che ebbero co' Greci, del colto paese che possedettero, e del Cristianesimo, che fra loro s'introdusse: i nobili della Bulgaria vennero allevati nelle scuole, e alla Corte di Costantinopoli, laonde Simeone[84], giovine principe della reale famiglia fu istrutto nella Rettorica di Demostene, e nella Logica di Aristotile.
A. D. 927-932
Questo Simeone abbandonò la vita monastica per assumere gli ufizj di re e di guerriero; e sotto il suo regno, che oltre a quarant'anni durò, i Bulgari fra le potenze del mondo incivilito presero sede. I Greci, assaliti da questo Sovrano per più riprese, cercarono conforti dal non risparmiargli rimproveri di perfido e di sacrilego. Inoltre si procacciarono con danari i soccorsi de' Turchi. Ma Simeone, dopo avere perduta contro di questi una battaglia, in un secondo scontro il disastro emendò, riportando vittoria in un tempo ove riguardavasi qual ventura l'evitare i colpi di questa nazion formidabile. Vinse, ridusse in cattività, disperse la tribù de' Serviani; e chi trascorse il territorio della Servia, prima che fosse popolato di nuovo, null'altro potè scoprirvi fuor di cinquanta vagabondi, privi di mogli e di figli, e che una sussistenza precaria traevano dalla caccia. I Greci soffersero una sconfitta alle rive dell'Acheloo, presso gli autori classici tanto famose[85], e il corno del Dio dal vigore dell'Ercole barbaro fu messo in pezzi. Simeone strinse d'assedio Costantinopoli, e, in un parlamento avuto coll'Imperatore gli dettò le condizioni della pace. Nel convenire l'uno alla presenza dell'altro, tutte le cautele della diffidenza adoperarono. La reale galea venne legata ad una munitissima piattaforma che a tal fine era stata costrutta; e il Barbaro si mostrò vano di pareggiare in pompa la maestà della porpora. «Siete voi cristiano? Romano gli chiese umilmente: dovete astenervi dal versare il sangue de' vostri fratelli. Fu sete di ricchezze che vi fece rinunziare ai beni della pace? Rimettete la vostra spada nel fodero; aprite la mano, e appagherò i vostri più avidi desiderj.» Una lega domestica fu il suggello della riconciliazione: venne pattuita, o rimessa fra entrambi i popoli la libertà del commercio; i primi onori della Corte retribuiti, per espressa condizione, e a preferenza degli Ambasciatori de' nemici e degli stranieri[86], ai confederati della Bulgaria: i principi bulgari ottennero il glorioso titolo di Basileus o Imperatore, il che fu argomento d'odio e d'invidia. Ma durata per poco questa buona intelligenza, le due nazioni ripresero l'armi alla morte di Simeone, i cui deboli successori, separatisi fra loro, la propria distruzione operarono. Nel principio dell'undicesimo secolo, Basilio II nato nella porpora, meritò il soprannome di vincitore de' Bulgari; e un tesoro di quattrocentomila lire sterline (del peso di diecimila libbre d'oro) che ci trovò nella reggia di Licnido, saziò in qualche modo la sua avarizia. Usò a mente fredda una vendetta raffinata ed atroce contro quindicimila prigionieri, non colpevoli d'altro che di avere difesa la loro patria. Cavati gli occhi a questi infelici, solamente per ogni centinaio d'uomini fatti ciechi, si lasciava un occhio ad uno di essi, perchè potesse scortare gli altri a piedi del vinto loro monarca. Vuolsi che il re de' Bulgari morisse di terrore, e di angoscia al contemplare un sì miserando spettacolo, per cui agghiadando parimente di spavento tutti i suoi sudditi, scacciati vennero facilmente dal lor paese, e in angusto territorio a vivere confinati. Quelli fra i Capi che a tanta calamità sopravvissero, non altro raccomandarono ai loro figli che pazienza e vendetta.
A. D. 884