[255.] Anna Comnena cosparge con gioia d'alcuni fiori la tomba del suo nemico (Alexiade, l. V, p. 162-166); ma il merito di Guiscardo è ben meglio provato dalla stima e dalla gelosia di Guglielmo il Conquistatore, ne' cui Stati la famiglia di Guiscardo vivea. Graecia (dice il Malaterra) hostibus recedentibus libera laeta quievit: Apulia tota, sive Calabria turbatur.
Urbs Venusina nitet tantis decorata sepulchris.
Uno dei migliori versi del Poema del Pugliese (l. V, p. 278). Guglielmo di Malmsbury (l. III, p. 107) ne ha data cognizione di un epitafio di Guiscardo, che qui non merita d'aver luogo.
[257.] Ciò nullameno Orazio condotto a Roma sin dalla sua fanciullezza (Sermon. 1 e 6) avea poche obbligazioni a Venosa, e le sue reiterate allusioni agl'incerti limiti della Puglia e della Lucania (Carm. III, 4, Sermon. II, 1) mal si addicono al suo ingegno e al secolo in cui vivea.
[258.] V. Il Giannone (t. II, pag. 88-93) e gli Storici della prima Crociata.
[259.] I Regni di Ruggero e dei Re normanni della Sicilia, tengono quattro libri della Istoria civile del Giannone (t. II, l. XI-XIV, p. 136-140), e trovansi qua e là descritti nel nono e decimo volume degli Annali del Muratori. La Biblioteca Italica (t. I, pag. 175-222) contiene un compendio molto utile delle opere del Capecelatro, moderno Napoletano, che ha pubblicati due volumi sulla storia del suo paese, incominciando da Ruggero I e venendo inclusivamente a Federico II.
[260.] Giusta le testimonianze di Filisto e di Diodoro, Dionigi tiranno di Siracusa manteneva un esercito di diecimila uomini a cavallo, di centomila fantaccini e di quattrocento galee. Si confrontino l'Hume (Saggi, v. I, p. 268-435) e il Wallace, avversario di questo istorico, (Numbers of Mankind, p. 306-307). Tutti i viaggiatori, D'Orville, Reidesel, Swinburne, ec. parlano delle rovine d'Agrigento.
[261.] Un autore contemporaneo che descrive le azioni di Ruggero, dall'anno 1127 all'anno 1135, fonda i titoli di questo principe sul merito e sulla possanza del medesimo, sul consenso de' Baroni, e sull'antichità della monarchia di Palermo e della Sicilia, senza far parola della investitura di Papa Anacleto (Alexand. caenobii Telesini abbatis de rebus gestis regis Rogerii, l. IV, in Muratori, Script. rerum ital., t. V, p. 607-645).
[262.] I Re di Francia, d'Inghilterra, di Scozia, di Castiglia, di Aragona, di Navarra, di Svezia, di Danimarca e di Ungheria. Il trono de' primi tre era assai più antico di quello di Carlomagno. Fra i sei successivi, i tre primi aveano fondate colla spada, i tre ultimi col battesimo le loro monarchie. Il Re d'Ungheria era il solo che avesse avuto l'onore, o l'affronto di ricevere dal Papa la propria corona.