[273.] In palatium regium sagittas igneas injecit, dice Dandolo; ma Niceta (l. II, c. 8, p. 66) trasforma queste frecce in Βελη αργντεους εχοντα ατρακτους, frecce che aveano la punta d'argento; aggiugnendo che Manuele qualificava un tale oltraggio co' vocaboli παιγνιον, γελωτα... γηστευοντα, puerili, ridicoli... da ladroni. Un compilatore, Vincenzo di Beauvais, dice che queste frecce erano d'oro.
[274.] V. intorno all'invasione dell'Italia, argomento quasi disdegnato da Niceta, la più accurata storia del Cinnamo (l. IV, c. 1-15, p. 78-101). Quest'ultimo si fa strada ad una diffusa narrazione con questo pomposo proemio, περι της Σικελιας τε, και της Ιταλων εσηεπτετολης, ως και γαυτας Ρωμαιοις ανασωσαιτο, fu veduto intorno alla Sicilia, e all'Italia, inteso a restituire a Roma anche quelle province.
[275.] Un Autore latino, Ottone (De gestis Friderici I, l. II, c. 30, p. 734), attesta essere stato finto un tal documento. Il Greco Cinnamo (l. I, c. 4, p. 78) fa valere una promessa di restituzione di Corrado, o di Federico. Una frode è sempre credibile quando viene attribuita ai Greci.
[276.] Quod Anconitani graecum imperiunt nimis diligerent.... Veneti speciali odio Anconam oderunt. I beneficia e il flumen aureum dell'Imperatore erano la cagione di questo effetto, e forse ancora di una tal gelosia. Il Cinnamo (l. IV, c. 14) conferma la narrazione latina.
[277.] Il Muratori fa menzione di due assedj di Ancona. Il primo nel 1167, sostenuto contra Federico I, che combattè in persona (Ann., t. X, p. 39 ec.), il secondo nel 1173, contra l'arcivescovo di Magonza, luogotenente di questo principe, prelato indegno del suo titolo e delle sue cariche (p. 76 ec.). Le Memorie pubblicate dal Muratori nelle sua grande Raccolta (t. VI, p. 921-946) al secondo assedio si riferiscono.
[278.] Questa circostanza abbiam ricavata da una Cronaca anonima del Fossa Nova, pubblicata dal Muratori (Script. ital., t. VII, p. 874).
[279.] Il βασιλειος σημειον, segno regio, del Cinnamo (l. IV, c. 14, pag. 99) ammette due spiegazioni. Uno stendardo si conforma meglio ai costumi de' Latini, una immagine a quelli de' Greci.
[280.] Nihilominus quoque petebat, ut quia occasio justa et tempus opportunum et acceptabile se obtulerant, romani corona imperii a sancto apostolo sibi redderetur; quoniam non ad Frederici Alamanni, sed ad suum jus asseruit pertinere (vit. Alexandri III a cardinal. Aragoniae, in Script. rer. ital., t. III, part. I, p. 458). Egli partì per la sua seconda ambasceria, cum immensa multitudine pecuniarum.
[281.] Nimis alta et perplexa sunt (vit. Alexandri III, p. 460, 461), dicea il circospetto Pontefice.
[282.] Μηδεν γεσον ειναι λεγλν Ρωμη τη νεοτερα προς την πρεσβυτεραν παλαι απορραμεισωέ, dicendo non essere alcuna differenza dalla nuova Roma in confronto all'antica, dopo averle divise. (Cinnamo, l. IV, c. 14, p. 99).