[303.] Le particolarità da me narrate sulla vita e l'indole di Mamud sono tolte dal d'Herbelot (Bibl. orient., Mahmud, p. 533-537), dal De Guignes (Histoire des Huns, t. III, p. 155-173) e dal nostro concittadino il colonnello Alessandro Dow (v. I, p. 23-83), il quale ne ha offerti i due primi volumi della sua storia dell'Indostan, come una traduzione dell'opera del persiano Feristà. Ma in mezzo ai pomposi ornamenti di stile adoperati da questo Scrittore, non è sì facile il discernere, se veramente sia versione, o originale.

[304.] La dinastia de' Samanidi durò cenventicinque anni (A. D. 874-999) sotto il successivo governo di dieci principi. V. la genealogia de' medesimi, e la caduta della dinastia nelle tavole del sig. De Guignes (Hist. des Huns, t. I, pag. 404-406). Alla suddetta dinastia venne dopo quella de' Gaznevidi, A. D. 999-1183 (V. t. I, p. 239-240). Il metodo serbato da questo Storico nell'indicare le divisioni de' popoli ha sparsa non poca confusione sulle epoche, e oscurità quanto ai luoghi.

[305.] Gazna hortos non habet: est emporium et domicilium mercaturae indicae (Abulfeda, Geogr.; Reiske, Tabul 23, p. 349; d'Herbelot, p. 364). Niuno fra i viaggiatori moderni ha visitata questa città.

[306.] Fu anzi l'ambasciatore del Califfo di Bagdad che adoperò questo vocabolo arabo, o caldeo, ed equivalente al nostro di Signore e Padrone (d'Herbelot, p. 825). Gli Scrittori bisantini dell'undicesimo secolo si valgono a tradurlo delle voci Αυτοκρατωρ βασιλευς βασιλεων, e la voce Σουλτανος o Soldanus, dopo essere passata dai Gaznevidi ai Selgiucidi, e agli Emiri d'Asia e d'Egitto, vedesi usata spesse volte nel linguaggio famigliare de' Greci e de' Latini. Il Ducange (Dissert. 16 sopra Joinville, p. 238-240; Gloss. graec. e latin.) si sforza per provare che il titolo di Sultano veniva adoperato nell'antico regno di Persia; ma chimeriche sono le prove dal medesimo adotte: ei fonda tal sua opinione sopra un nome proprio de' temi di Costantino (II, 11), sopra un passo di Zonara, che ha confuse le epoche, e sopra una medaglia di Kai-Kosrù, il quale non è, come pensa il Ducange, il Sassanide del secolo XVI, ma il Selgiucida d'Iconium che viveva nel tredicesimo secolo (De Guignes, Hist. des Huns, t. I, p. 246.)

[307.] Feristà, giusta i racconti del Dow (Hist. of Hindostan, v. 1, p. 49), fa menzione di un'arma da fuoco che diceasi adoperata fra gli eserciti degl'Indù; ma non m'indurrò sì facilmente a persuadermi di tale uso anticipato dell'artiglieria (A. D. 1008), e piacerebbemi esaminare prima il testo, indi l'autorità di Feristà che vivea nel secolo XVII alla Corte Mogolla.

[308.] Kinnoga o Canoga (l'antica Palimbotra), vien collocata a 27° 3ʼ di lat. e 80° 11ʼ di long. V. D'Anville (Antiq. de l'Indie, p. 60-62), e la correzione del Maggiore Rennel che ha visitati i paesi in persona. (V. la sua eccellente Memoria sulla carta dell'Indostan, p. 37-43). Molte riduzioni sono da farsi sui trecento gioiellieri, e sulle trentamila botteghe di noci di areca, e sulle sessantamila bande di musici ec. numerati da Abulfeda (Geogr. Tab. XV, pag. 274: Dow, vol. I, p. 16).

[309.] Feristà chiama i Portoghesi gl'idolatri europei (Dow, vol. I, p. 66). V. Abulfeda, p. 272, e la Carte da l'Indostan, del Rennel.

[310.] D'Herbelot, Biblioth. orientale, p. 527. Del rimanente queste lettore, questi apoftegmi ec. offrono di rado il linguaggio del cuore, e il motivo delle pubbliche azioni.

[311.] Essi citano a cagion d'esempio un rubino di quattrocentocinquanta miskali (Dow, vol. I, pag. 53) ossia di sei libbre e tre once: mentre il più grosso fra i rubini trovato nel tesoro di Dely non pesava che diciassette miskali (Voyages de Tavernier, part. II, p. 280). Ben vero è che nell'Oriente si dà il nome di rubino a tutte le pietre colorate (p. 355), e che il Tavernier ne aveva vedute tre, più grosse e più preziose del ridetto rubino, fra le gemme del nostro gran re, il più potente e il più magnifico di tutti i re della terra (p. 376).

[312.] Dow, t. I, pag. 65. Dicesi che il sovrano di Kinnoga avea duemilacinquecento elefanti. (Abulfeda, Geogr. Tab. XV, p. 274). Il lettore può, giovandosi di queste particolarità intorno all'India, correggere una nota del Capitolo VIII, t. I, o seguendo quella nota correggere queste particolarità.