[323.] È vero, che la religione maomettana non ha culto d'Immagini; e se i Cristiani lo avevano, siccome esso nè per la teoria, nè per la pratica non era, come pure non è, un'idolatria, così non sembra aver egli potuto indurre i popoli idolatri del Settentrione ad abbracciare a poco a poco il Cristianesimo. Molti poi di quei popoli s'erano fatti Ariani, ma non Cattolici. (Nota di N. N.)
[324.] Histoire génér. des Huns, t. III, p. 165, 166, 167. Il De Guignes cita Abulmahasan, storico dell'Egitto.
[325.] V. la Biblioteca orientale, agli articoli Abbassidi, Caher o Cayem, e gli Annali di Elmacin e di Abulfaragio.
[326.] Ho tolte dal signor De Guignes (t. III, p. 197-198) le particolarità che a questa stravagante cerimonia si riferiscono; e il dotto Autore le ha tratte da Bondari, che ha composta in arabo la storia dei Selgiucidi (t. V, p. 365). Nulla mi è noto sul carattere di questo Bondari, nè intorno al paese, o al secolo, ne' quali ha vissuto.
[327.] Eodem anno (A. E. 455) obiit princeps Togrul-Becus... Rex fuit clemens, prudens, et peritus regnandi, cujus terror corda mortalium invaserat, ita ut obedirent ei reges atque ad ipsum scriberent. Elmacin, Hist. Saracen., p. 342, vers. Erpenii.
[328.] V. intorno le guerre de' Turchi e de' Romani, Zonara, Cedreno, Scilitzes, il continuator di Cedreno, e Niceforo Briennio Cesare. I due primi erano frati, uomini di Stato i due ultimi; nondimeno tali erano i Greci d'allora, che appena distinguesi fra gli uni e gli altri qualche differenza di stile e di carattere. In quanto spetta agli Orientali mi sono prevalso, giusta il solito, delle erudite ricchezze del d'Herbelot (V. gli articoli de' primi Selgiucidi), e delle esatte ricerche del signor De Guignes (Hist. des Huns, t. III, l. X).
[329.] ’Εφερετος γαρ εν Τουρηοις λογος, ως ειη πεπρωμενον ηαταραφηναι το Τουρηων γενος απο της τοιαυτης δυναμεως, αποιαν ο Μακεδον Αλεξανδρος εχωι κατασρεψατο Περσος. Corse voce fra i Turchi, essere destino che da tanta potenza fosse rovesciata la stirpe turca, come per Alessandro Macedone furono sconfitti i Persiani. (Cedreno, t. II, p. 791). Nulla v'ha di inverisimile nella credulità del volgo, e i Turchi aveano imparata dagli Arabi la Storia, o la leggenda di Escander Dulcarnio. (D'Herb. p. 317, ec.)
[330.] Certamente che Dio fa vedere alcune volte subito, e chiaramente il suo castigo. (Nota di N. N.)
[331.] Οι και Ιβεριαν ηαι Μεσοποταμιαν, και Αρμενοιαν οικουσι και οι την Ιουδαικην του Νεσορου και των Ακεφαλων θρησκεδουτιν αιρεσιν, quelli che abitano l'Iberia e la Mesopotamia, e l'Armenia, e quelli che seguono l'eresia giudaica di Nestorio, e degli Acefali. V. inoltre le osservazioni di Scilitzes a piè della pagina di Cedreno (t. II, p. 834), poichè le costruzioni equivoche di questo Greco non mi inducono tuttavia a credere che egli abbia confuso il Nestorianismo e l'eresia dei Monofisiti. Egli parla frequentemente di μενις, χολος, οργη Θεου, ira, bile, collera di Dio, qualità che mi sembrano appartenere a tutt'altro che ad un ente perfetto; ma la cieca dottrina del ridetto scrittore è costretta a confessare che una tal collera οργε, μενις etc., non tardò a percotere i Latini ortodossi.
[332.] Se i Greci avessero conosciuto il nome di Georgiani (Stritter, Memoriae Byzant., t. IV, Iberica), io ne attribuirei l'etimologia all'agricoltura di questi popoli, come quella del Εκυθαι γεωδγοι, Sciti, Georgj (agricoltori) d'Erodoto (l. IV, c. 18, pag. 289, ediz. di Wesseling). Ma tal voce non rinveniamo nè fra i Latini (Giacomo di Vitry, Hist. Hierosol., c. 79, p. 1095), nè fra gli Orientali (d'Herbelot, p. 407), se non se dopo le crociate, e divotamente è stata tolta dal nome di S. Giorgio di Cappadocia.