[326.] Raccolta eseguita nell'anno 1294, per ordine di Chasan, Kan di Persia, e quarto discendente di Gengis. Sul fondamento di queste tradizioni, Fadlallà, Visir del ridetto Kan, compose la Storia dei Mongulli in lingua persiana; della quale si è valso Petis de la Croix, nella sua Storia di Gengis-kan. La Storia genealogica de' Tartari, pubblicata a Leida nel 1726 in due volumi in 12, è una traduzione che gli Svedesi, andati prigionieri in Siberia, fecero sul manoscritto Mongul di Abulgazj-Bahadar-kan, discendente di Gengis, che regnava sugli Usbek di Carasme, o Carizme, tra gli anni 1644-1663; opera assai preziosa per l'esattezza dei nomi delle genealogie e dei descritti costumi della nazione. Essa è divisa in nove parti: la prima delle quali contiene un intervallo che da Adamo giunge sino a Mongul-kan; la seconda da Mongul fino a Gengis; la terza è la vita di Gengis; la quarta, quinta, sesta e settima narra la storia generale de' quattro figli di Gengis e della loro posterità, l'ottava e la nona, la storia particolare de' discendenti di Scibani-kan, che regnò ne' paesi di Morenahar e di Carizme.
[327.] Storia di Gengis-kan, e di tutta la dinastia de' Mongulli suoi successori, conquistatori della Cina, tolta dalla Storia Cinese, opera del R. P. Gaubil Gesuita missionario a Pechino; Parigi 1739 in 4. Questa traduzione porta l'impronta cinese, cioè la scrupolosa esattezza nel raccontare i fatti domestici, e l'assoluta ignoranza in tutto quanto agli estranei si riferisce.
[328.] Histoire du grand Gengis-khan premier empereur des Mongouls et des Tartares, par M. Petis de la Croix, à Paris, 1710, in 12. Tale Opera costò all'Autore dieci anni di fatica, ed è tolta in gran parte dagli Scrittori persiani, fra gli altri da Nisavi, segretario del Sultano Gelaleddin che ha i pregi e i pregiudizj di un contemporaneo. O il compilatore, o gli originali hanno dato luogo alla censura di scrivere in istile alquanto romanzesco. V. anche gli articoli di Gengis-kan, Mohammed, Gelaleddin ec., nella Biblioteca orientale del d'Herbelot.
[329.] Aitono, principe armeno, indi Fra Premonstrato (Fabricius, Bibl. lat. med. aevi, t. I, pag. 34), dettò in francese la storia de' Tartari suoi antichi commilitoni; la quale venne immediatamente tradotta in latino, ed è l'opera De Tartaris, inserita nel Novus Orbis di Simone Grineo (Basilea, 1555 in foglio).
[330.] Gengis-kan e i primi suoi successori tengono verso il fine la nona dinastia di Abulfaragio (Vers. Pococke, Oxford, 1663, in 4); la decima dinastia è quella dei Mongulli di Persia. L'Assemani, Bibl. orient., t. II, ha tolti alcuni fatti dai suoi scritti siriaci e dalla vita de' Mafriani, giacobiti o primati dell'Oriente.
[331.] Fra gli Arabi, tali di lingua e di religione, merita di essere distinto Abulfeda, Sultano di Hamà nella Sorìa, che combattè in persona contro i Mongulli, seguendo le bandiere dei Mammalucchi.
[332.] Niceforo Gregoras (l. II, c. 5, 6) intendendo la necessità di collegare la storia degli Sciti con quella di Bisanzo, ha descritto con eleganza ed esattezza i costumi de' Mongulli dal momento che si stanziarono nella Persia, ma non si mostra istrutto della loro origine, e altera i nomi di Gengis e de' suoi figli.
[333.] Il Signor Levesque (Hist. de Russie, t. II) ha narrata la conquista della Russia operata dai Tartari, sulle tracce del patriarca Nicone e delle Cronache antiche.
[334.] Quanto alla Polonia, mi basta la Sarmatia Asiatica et Europaea, di Mattia di Micou, o Michovia, medico e canonico di Cracovia (A. D. 1506), inserita nel Novus Orbis di Grineo (Fabricius, Bibl. lat. mediae et infimae aetatis, t. V, p. 56).
[335.] Citerei Turoczio, il più antico scrittore di questa Storia generale (parte 2, c. 74, p. 150) nel primo volume dei Scriptor. rerum hungaricarum, se questo stesso volume non contenesse l'originale racconto di un contemporaneo che fu testimonio e vittima dell'invasione de' Tartari (M. Rogerii Hungari, varidiensis capituli canonici, carmen miserabile, seu Historia super destructionem regni Hungariae, temporibus Belae IV regis per Tartaros facta, pag. 292-321); pittura eccellente, fra quante io ne conosca, delle circostanze che alla invasione de' Barbari vanno congiunte.