[346.] Il Dastè-Kipsak, ossia la pianura di Kipsak, tiene sulle due rive del Volga uno spazio immenso che si estende verso i fiumi Iaik e Boristene, e credesi terra natale de' Cosacchi, che dal paese abbiano preso il lor nome.
[347.] Nell'anno 1238 gli abitanti della Gotia, oggidì Svezia, e della Frisia, per timore de' Tartari, non osarono spedire le loro navi nelle acque inglesi alla pesca delle arringhe, che non venendo in quell'anno asportate fuori dell'Inghilterra si vendeano uno scellino per ogni quaranta o cinquanta (Mattia Paris, p. 396). Ella è cosa assai singolare che gli ordini di un Kan de' Mongulli, il cui regno era ai confini della Cina, abbiano fatto abassare il prezzo delle arringhe ne' mercati dell'Inghilterra.
[348.] Trascrivo gli epiteti caratteristici o lusinghieri, co' quali questo ecclesiastico addita le diverse nazioni europee. Furens ac fervens ad arma Germania, strenuae militiae genitrix et alumna Francia, bellicosa et audax Hispania, virtuosa viris et classe munita fertilis Anglia, impetuosis bellatoribus referta Alemannia, navalis Dacia, indomita Italia, pacis ignara Burgundia, inquieta Apulia, cum maris Graeci, Adriatici, et Thirrheni insulis piraticis et invictis Creta, Cypro, Sicilia, cum Oceano conterminis insulis et regionibus, cruenta Hibernia, cum agili Wallia, palustris Scotia, glacialis Norwegia, suam electam militiam sub vexillo crucis destinabant, etc. (Mattia Paris, p. 498).
[349.] V. in Ackluyt la relazione di Carpino, vol. I, p. 30. Abulgazi ne offre la genealogia dei Kan della Siberia (part. 8, p. 485-495). Gli stessi Russi non hanno trovata una qualche Cronaca tartara a Tobolsk?
[350.] La Carta del Danville e gl'Itinerarj cinesi del De Guignes (t. I, part. II, p. 57) pongono, a quanto sembra, il sito di Holin, o Caracora circa seicento miglia a maestro di Pechino. La distanza fra Selinginsky e Pechino è di duemila verste russe, ossia mille trecento, o mille quattrocento miglia inglesi (Viaggi di Bell., vol. 2, p. 67).
[351.] Rubruquis incontrò a Caracora il suo concittadino Guglielmo Boucher, orefice di Parigi, che avea fabbricato pel Gran Kan un albero d'argento, sostenuto da quattro lioni che gettavano quattro liquori diversi. Abulgazi (parte IV, p. 367) cita i pittori del Kitay e della Cina.
[352.] L'affezione dei Kan verso i Bonzi e i Lama della Cina, tanto odiati dai Mandarini (Dubalde, Hist. de la Chine, tom. I, pag. 502, 503), parrebbe una prova che i ridetti Bonzi e Lama fossero sacerdoti del Fò, divinità dell'India, il culto della quale prevalse appo le Sette dell'Indostan, di Siam, del Tibet, della Cina e del Giappone. Ma questo misterioso argomento è avvolto fra nubi, che forse le sole ricerche della nostra società asiatica potranno giungere a dileguare.
[353.] Alcuni disastri che i Mongulli soffersero nell'Ungheria (Mattia Paris, pag. 545-546) hanno potuto dare origine alla voce di una unione de' Re franchi, e d'una vittoria dai medesimi riportata sui confini della Bulgaria. Non è difficile che Abulfaragio (Dynast. p. 310) quaranta anni dopo, e standosi di là dal Tigri sia stato indotto in errore.
[354.] V. Pachimero (l. III, c. 25, e l. X, c. 26, 27) e il timor panico de' Niceni (lib. III, c. 27); Niceforo Gregoras (l. IV, c. 6).
[355.] V. G. Acropolita, pag. 36, 37, e Niceforo Gregoras, l. II, c. 6; l. IV, c. 5.