Il Concilio d'Aquisgrana, dell'anno 809 (Concilia gallicana t. 2, p. 256, e Labbe t. 9, p. 277, an. 809), regnando Carlomagno, mandò alcuni Vescovi, come Legati al Papa Leone III per udir il suo parere intorno l'aggiunta già introdotta del filioque. Il Baronio (Annales ad an. 809, t. 13) dice, che non si dubitò, e trattò in questo Concilio, se lo Spirito Santo procedesse, o no oltre dal Padre anche dal Figlio; ma che avendo gli Spagnuoli, ed i Francesi aggiunto al Credimus etc. le quattro sillabe filioque, additae fuerunt symbolo illae syllabae filioque, (Baronio, ivi) disputossi se fosse bene che il Credimus etc. con quell'aggiunta si continuasse a cantare, o no nelle chiese; ma egli ciò dice contro le espressioni degli atti del Concilio medesimo, che ci dicono chiaramente: «nel qual Concilio si trattò la questione della processione dello Spirito Santo; cioè, se siccome procede dal Padre, così proceda anche dal Figlio» (Labbe t. 9, p. 277; in qua Synodo de processione etc.). Ed a maggior dimostrazione, che nel Concilio d'Aquisgrana dell'anno 809, si discusse precisamente la questione della procedenza filioque, e non solo di continuare a cantare, o no l'aggiunta, il dotto P. Pagi adduce altre prove storiche, come leggasi nella sua Critica, al luogo suddetto dagli Annali del Baronio.

Vedasi in Labbe (t. 9, p. 277), ed anche in Baronio, (Annales an. 809) il dialogo fra i Legati, e Leone III. Questi disse, che si deve credere alla procedenza dello Spirito Santo anche filioque se non si vuole esser dannato eternamente: i Legati dissero; se la cosa è così, domandiamo se sia lecito o no cantare nelle chiese il Credimus etc. di Costantinopoli coll'aggiunta del filioque, onde sia da tutti udita: il Papa disse che non tutte le cose, che si credono si cantano nel Credimus etc., non accordando con ciò il canto dall'aggiunta del filioque: i Legati, (cui sembrava doversi cantare il filioque, posto, che dalla credenza in queste quattro sillabe, dipendeva la salvezza eterna) ripigliano, per qual ragione non si potrà cantare il filioque, e cantando insegnarlo al popolo, se ciascuno è obbligato a crederlo, e se il crederlo è di fede? ed il Papa risponde: noi qui in Roma non lo cantiamo, ma soltanto lo leggiamo e leggendolo lo insegniamo, ma leggendolo, e insegnandolo, non osiamo aggiungere alcuna cosa al Credimus etc. di Costantinopoli: i Legati riconoscendo la proibizione d'aggiungere, o levare fatta dal Concilio generale di Calcedonia, insistono a domandare definitivamente se si possa cantare l'aggiunta filioque, o no; ma il Papa ripete di non cantarla, conchiudendo: «Si prius quam ita cantaretur etc., ut quod jam nunc a quibusque prius nescientibus recte creditur, credatur, et tamen illicita cantandi cousuetudo, cujusque fidei laesione, tollatur.»

Leggesi poi tanto in Baronio, che in Pagi, che Leone III fece porre due tavole d'argento nella Chiesa di S. Pietro, in una delle quali in greco, e nell'altra in latino, era scritto il Credimus etc., senza il filioque. Per le cose seguite e riferite l'erudito Vescovo Mansi pose una picciola nota al Baronio, dicendo: «non voglio disputare se Leone III abbia o no disapprovato l'aggiunta del filioque; è certo per altro, che Leone stesso inviò a' Vescovi delle province d'Asia una professione di fede in cui si legge, che lo Spirito Santo procede dal Padre, ed anche dal Figlio».

Eccola (Baronio anno 809, e Baluzio Miscell., t. 7, p. 18).

Simbolo di ortodossa fede di Leone III Papa alle Chiese orientali.

LEONE VESCOVO SERVO DEI SERVI DI DIO A TUTTE LE CHIESE ORIENTALI.

Vi mandiamo questo simbolo di fede ortodossa, acciocchè da voi, e da tutti i credenti sia tenuta retta, ed inviolata fede, secondo la santa romana cattolica, ed appostolica Chiesa.

«Crediamo la Santa Trinità, cioè Padre, Figlio, e Spirito Santo, solo Dio onnipotenti, di una sola sostanza, di una sola essenza, di una sola potenza, creatore di tutte le creature, da cui, per cui ed in cui sono tutte la cose; il Padre da se stesso, e non da altro, il figlio generato dal padre, Dio vero da Dio vero, lume vero da lume vero, non però due lumi, ma un solo lume; lo Spirito Santo dal Padre, e dal Figlio egualmente procedente, consustanziale, coeterno al Padre, ed al Figlio. Il Padre è pieno Dio in sè, il figlio è pieno Dio, generato dal Padre, lo Spirito Santo è pieno Dio procedente dal Padre, e dal Figlio. Non però sono tre Dei» ec.

Deposto Ignazio Patriarca di Costantinopoli, l'anno 858, per disposizione della Corte Imperiale, fu eletto a lui successore Fozio d'illustre nascimento, di grande ingegno, e di sapere superiore a qualunque altro, che allora fosse in Europa. Siccome era laico, gli furon dati tutti gli Ordini, ed in sei giorni fu fatto Patriarca. Il deposto Patriarca Ignazio aveva grande partito, ma un Concilio di trecento vescovi in Costantinopoli confermò la deposizione d'Ignazio e l'elezione di Fozio. Nicolò I papa, uomo intraprendente e fiero, in un Concilio provinciale di Roma, annullò la sentenza del Concilio di Costantinopoli di gran lunga più numeroso del romano, scomunicò Fozio per l'autorità di Dio, degli Appostoli, di tutti i Santi, delli sei Concilj generali e del giudizio che lo Spirito Santo pronunzia per bocca del Papa romano, vale a dire di sè medesimo. Fozio uomo pure non meno fiero, che avveduto, sdegnatosi di un atto poco considerato, adunò un Concilio a Costantinopoli, scomunicò e depose Nicolò I, e preso il titolo di Patriarca universale, e pretendendo, secondo le idee ricevute da lungo tempo, che col trasferimento della sede dell'Impero da Roma a Costantinopoli, fosse stato anche trasferito il Primato nella Chiesa, concepì il grande progetto di rendere indipendente la Chiesa greca orientale dalla romana occidentale. E da uomo avvedutissimo, conformandosi al pensare, ed al credere del popolo, fa accuse a' Papi ed alla Chiesa di Roma, acconce a far grande impressione sugli spiriti; loro rimprovera acerbamente d'aggiungere illecitamente al Credimus etc. del Concilio ecumenico, ossia generale di Costantinopoli dell'anno 481 e contro il decreto del Concilio pure ecumenico di Calcedonia dell'anno 451, la parola filioque, di sostenere, di prescrivere, d'insegnare cotale aggiunta, di permettere il cacio ed il latte in quaresima, d'imporre a' preti il celibato, seguitando in ciò il Manicheismo: condanna il digiuno del Sabbato, ed il costume de' Cherici di radersi la barba, e nomina empietà mostruosa, distruggitrice del Cristianesimo, l'aggiunta filioque.

Fozio avendo coraggiosamente rimproverato Basilio di aver ucciso l'Imperatore Michele III, e d'essersi per tal modo fatto di lui successore, fu da Basilio discacciato. Un altro Concilio di Costantinopoli, essendo Adriano II Papa, ed essendovi presenti tre suoi Procuratori, o Legati, condannò Fozio e ristabilì Ignazio. Sembrava il grande contrasto finito, ma l'interesse e la superbia lo fecero risorgere. Il Re de' Bulgari, la cui moglie era cristiana, erasi fatto cristiano, e molta parte de' sudditi aveva seguito l'esempio del Re, siccome suole avvenire, o la Storia ci mostra, tanto a favore che contro il Cattolicismo, specialmente de' fatti della Germania protestante, e de' re Gustavo Vasa, di Svezia, ed Enrico VIII d'Inghilterra. Pretendeva Adriano II papa, che la Bulgaria dovesse essere sotto la sua giurisdizione, e non sotto quella del Patriarca di Costantinopoli Ignazio. Ma un Concilio di Costantinopoli decise a favore del Patriarca; ed i Legati di Adriano reclamarono contro la decisione del Concilio, e contro Ignazio, (del Papa stesso prima sostenuto contro Fozio) ed il Papa Giovanni VIII successore, minacciò di scomunicarlo e di deporlo. Morì Ignazio; e Fozio avendo riavuto il credito alla Corte, ed avendo Giovanni molto bisogno dell'Imperator Basilio contro gli Arabi, che lo avevano obbligato ad un grosso tributo, si determinò a riconoscere Fozio, per mezzo de' suoi Legati, lusingandosi che questo Patriarca avrebbe per cotale riconoscimento, rinunciato alla giurisdizioni della Bulgaria; ed un Concilio di Costantinopoli di quasi quattrocento Vescovi, nell'anno 879, ristabilì Fozio, annullando tutti gli atti fatti contro di lui negli anteriori Concilj, composti dei medesimi vescovi di quest'ultimo, il che non è senza ragionevole maraviglia. Ma Fozio non rinunciò alla Bulgaria perchè riputava, che il suo ristabilimento gli fosse dovuto; ed allora il Papa Giovanni mutò condotta, adoperò le sue solite armi; scomunicò Fozio, ed i successori di Giovanni, pel dominio della Bulgaria, non lo vollero riconoscere; e poscia cacciato in bando dall'Imperatore Leone, lasciò morendo il fondamento dello scisma, che cento e cinquant'anni dopo assodossi sotto il Patriarca Michele Cerulario, che aggiunse nuove accuse a' Papi ed al Clero occidentale, fra le quali l'uso del pane azzimo nella Messa, e sosteneva, negando il purgatorio, che i beati non godono della presenza di Dio prima del Giudizio universale. Una lettera molto forte del Papa Leone IX, accrebbe l'odio di Cerulario contro i Papi, ed il loro Clero; Leone rimproverava alla Chiesa cristiana d'Oriente più di novanta eresie, cioè opinioni erronee, condannate dalla Chiesa occidentale, fra le quali il permettere il matrimonio ai preti, che non è un'eresia, e provava la sovranità temporale de' Papi colla falsa donazione dell'imperator Costantino, allora creduta vera: un atto di scomunica del Papa, portato da' suoi Legati a Costantinopoli, diceva: che Michele ed i suoi seguaci siano anatemi, co' simoniaci, cogli eretici, col Diavolo e cogli Angeli suoi, se non si convertono: ed il Patriarca Michele Cerulario con questo esordio cominciò la sua risposta. Uomini empj, usciti dalle tenebre dell'Occidente, sono venuti in questa divota città, da cui la Fede ortodossa s'è diffusa per tutto il Mondo; hanno tentato di corrompere la Fede ortodossa colla diversità dei loro dogmi ec. I Greci disprezzavano in quel tempo grandemente i Romani, trattavanli da ignoranti, erano presi da sdegno per le pretese de' Papi di generale dominazione. Gli odj per motivi veri, o falsi di religione vera, o falsa, sono pur troppo eterni, ed atroci perchè v'è chi ha interesse a fomentarli. Le ragioni di Cerulario, per la natura della quistione non erano niente più valide di quelle di Leone IX. ed il filosofo discuopre che le passioni, piuttosto che le prevenzioni, animavano le loro penne e dirigevano le loro azioni disapprovabili.