[55.] Il nostro centenario s'imbarcò in una nave che veleggiava alle Isole degli aromi, per trasferirsi a uno de' porti esterni dell'India, invenitque navem grandem ibericam qua in Portugalliam est delatus. Un tal passaggio descritto nel 1477 (Franza, l. III, c. 30), vent'anni avanti la scoperta del Capo di Buona Speranza, è immaginario, o miracoloso; però questa singolare geografia sente l'antico e vecchio errore che collocava le sorgenti del Nilo nell'India.

[56.] Cantemiro che chiama la figlia di Lazzaro Ogli, l'Elena de' Serviani, mette l'epoca delle sue nozze con Amurat nell'anno 1424. Non sarà cosa sì facile da credersi che durante ventisei anni in cui stettero insieme il Sultano corpus ejus non tetigit. Dopo la presa di Costantinopoli, ella si rifuggì presso Maometto II, Franza (l. III, c. XXII).

[57.] Il leggitore istrutto avrà a memoria le offerte di Agamennone (Iliade, l. V, n. 144) e l'uso generale degli antichi.

[58.] Cantacuzeno (ignoro se fosse parente dell'Imperatore di questo nome) era Gran Domestico, zelante difensore del simbolo greco, e fratello della regina di Servia, presso la quale fu inviato col carattere d'ambasciadore (Siropulo, p. 37, 38-45).

[59.] Per chi voglia formarsi idea del carattere di Maometto II, è cosa egualmente mal sicura il creder troppo ai Turchi e ai Cristiani. Il ritratto più moderato di questo conquistatore lo abbiamo da Franza (l. I, c. 33), in cui gli anni e la solitudine aveano raffreddati i sentimenti dell'odio. V. anche Spondano (A. D. 1451, n. 11), il Continuatore di Fleury (t. XXII, pag. 552), gli Elogia di Paolo Giovio (l. III, p. 164-166) e il Dictionnaire de Bayle (t. III, p. 272-279).

[60.] Cantemiro (p. 115): «Le moschee da lui fondate attestano il rispetto che mostrò in pubblico alla religione. Disputò liberamente col Patriarca Gennadio intorno alle religioni, greca e musulmana» (Spond., A. D. 1453, n. 22).

[61.] Quinque linguas praeter suam noverat; graecam, latinam, chaldaicam, persicam. L'autore che ha tradotto il Franza in latino, ha dimenticata la lingua araba, che sicuramente tutti i Musulmani studiavano per poter leggere il libro del Profeta.

[62.] Filelfo con un'Ode latina chiese al vincitore di Costantinopoli la libertà della madre e delle sorelle di sua moglie, ed ottenne la grazia. L'Ode fu portata a Maometto dagl'inviati del Duca di Milano. Evvi chi attribuisce allo stesso Filelfo l'intenzione di ritirarsi a Costantinopoli; la qual cosa mal concilierebbesi co' suoi Discorsi, spesse volte intesi a suscitare la guerra contro i Musulmani. (Vedine la Vita scritta dal Lancelot nelle Mém. de l'Acad. des inscript., t. X, p. 718-721, ec.).

[63.] Roberto Valturio, nel 1483, pubblicò a Verona i suoi dodici libri De re militari, prima Opera che faccia menzione dell'uso delle bombe. Sigismondo Malatesta, principe di Rimini, e protettore del Valturio, intitolò la stessa opera, con un'epistola latina, a Maometto II.

[64.] Se crediamo al Franza, Maometto II studiava assiduamente la vita e le azioni di Alessandro, di Augusto, di Costantino e di Teodosio. Ho letto in qualche luogo che per ordine di Maometto erano state tradotte in latino le Vite di Plutarco. Ma se questo Sultano sapea il greco, una tal traduzione non poteva essere che ad uso de' suoi sudditi; e per vero dire, se le vite di Plutarco sono una scuola di valore, lo sono anche di libertà.