[146.] Lo Spondano descrive (A. D. 1453, n. 21; 1458, n. 16), seguendo la Turco-Graecia del Crusio, la schiavitù e le intestine dissensioni della Chiesa greca. Il Patriarca successore di Gennadio si gettò in un pozzo per disperazione.

[147.] Cantemiro (p. 101-105) si tiene fermo sulla unanime testimonianza de' Turchi antichi e moderni, facendo osservare che questi autori non si sarebbero fatta lecita una menzogna per diminuire la loro gloria nazionale, giacchè ella è cosa più onorevole il prendere una città d'assalto che per capitolazione; ma, 1. sospette mi sembrano tali testimonianze, non citandosi particolarmente dal ridetto Storico alcun autore, mentre gli Annali Turchi del Leunclavio affermano senza eccezione, che Maometto s'impadronì di Costantinopoli per vim (p. 329). 2. Lo stesso argomento varrebbe a favore dei Greci, i quali non avrebbero posto in dimenticanza un Trattato sì onorevole, e in un vantaggioso per essi. Il Voltaire, giusta il suo stile, preferisce i Turchi ai Cristiani.

[148.] V. Ducange (Fam. byzant., pag. 195) intorno la genealogia e la caduta de' Comneni di Trebisonda, e v. parimente questo Antiquario, sempre esattissimo nelle sue ricerche, sulle cose degli ultimi Paleologhi (p. 244-247, 248). Il ramo de' Paleologhi di Monferrato non si estinse che nel secolo successivo; ma essi avevano dimenticato la loro origine e i congiunti che lasciarono nella Grecia.

[149.] Nella obbrobriosa Storia delle dispute e delle sciagure de' due fratelli, Franza (l. III, c. 21-30) mostra eccedente parzialità a favor di Tommaso. Duca (c. 44-45) è troppo laconico; troppo diffuso Calcocondila (l. VIII, IX, X) che inoltre impaccia con soverchie digressioni i proprj racconti.

[150.] V. la perdita, o la conquista di Trebisonda in Calcocondila (l. IX, pag. 263-266), in Duca (c. 45), in Franza (l. III, c. 27), in Cantemiro (p. 107).

[151.] Il Tournefort (t. III, lett. 17, p. 179) afferma che Trebisonda è mal popolata; ma il Peyssonel, l'ultimo ed il più esatto fra gli osservatori, le attribuisce centomila abitanti (Commercio del mar Nero, t. II, p. 72, e in quanto spetta alla provincia, p. 53-90). La prosperità e il commercio di questo paese vengono continuamente disturbati da due Ode di giannizzeri, in una delle quali si arrolano per l'ordinario trentamila Lazi (Mém. de Tott, t. III, p. 16, 17).

[152.] Ismael-Beg, principe di Sinope, o Sinople, godea una rendita di dugentomila ducati, derivatagli soprattutto dalle sue miniere di rame (Calcocondila, l. IX, p. 258, 259). Peyssonel (Com. del mar Nero, t. II, p. 100) attribuisce alla moderna città di Sinope trentamila abitanti; calcolo che sembra smisurato. Nondimeno, sol trafficando con una nazione, può conseguirsi una giusta idea della sua popolazione e ricchezza.

[153.] Lo Spondano, seguendo il Gobelin (Comment. Pii II, l. V), narra l'arrivo del despota Tommaso a Roma, e il ricevimento che v'ebbe (A. D. 1461, n. 3).

[154.] Con un atto che porta la data de' 6 settembre, 1494, trasportato di recente dagli archivj del Campidoglio alla Biblioteca reale di Parigi, il despota Andrea Paleologo, serbandosi la Morea ed alcuni privilegi, trasmise a Carlo VIII, re di Francia, gl'Imperi di Costantinopoli e di Trebisonda (Spond., A. D. 1493, n. 2). Il sig. di Foncemagne (Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XVII, p. 539-578) ne ha offerta una dissertazione intorno a quest'atto che gli era pervenuto in copia da Roma.

[155.] V. Filippo di Comines, il quale conta con soddisfazione il numero de' Greci, che speravasi di eccitare a sommossa. Aggiunge a questi suoi calcoli l'osservazione, che i Francesi non avrebbero dovuto eseguire, se non se una traversata di mare di sole settanta miglia e facile assai; e che la distanza da Valona a Costantinopoli non è che di diciotto giorni di cammino ec. In questa occasione la politica dei Veneziani salvò l'Impero dei Turchi.