CAPITOLO III.

S e v'ha popolo alcuno nell'universo che non sia versato quanto conviene sulle leggi umane, e che abbia altresì nella sua gioventù e nelle proprie scuole trascurati gli studi del jus, della fisica, e delle matematiche, un tale popolo siamo noi certamente israeliti dispersi ne' differenti dominj di Europa, dimoranti nella maggior parte de' suoi regni, avendo intieramente abbandonati sì rispettabili e vantaggiosi studi, e specialmente li popolatori dell'Allemagna, e della Polonia,9 molti de' quali sono uomini di profondo sapere, di un giusto criterio, e di buona morale dotati, e timorati di Dio; ma il loro studio dall'infanzia è stato sempre quello della legge divina e de' suoi precetti, avendo poi la notizia delle leggi umane intieramente trascurata, ignorando ben anco la grammatica della propria santa lingua, non conoscendo la bellezza, la forza, l'eloquenza, la grazia della medesima, dalla quale risultano tante belle e savie cognizioni, essendo conseguentemente naturale, che non sappiano ben parlare la lingua della nazione, tra cui si contan non pochi i quali non [pg 14] sanno neppur leggerla, e tanto meno scriverla, ignorano la Geografia, non conoscono punto la storia, e così pure non hanno la menoma idea della legge civile, della fisica, delle matematiche; poichè non furono mai istruiti da' genitori, o da' maestri, appunto perchè i genitori istessi non avevano di tutto ciò alcun principio; che anzi neppure i fondamenti della medesima fede non vengono a dovere insegnati, nè la gioventù li apprende con un metodo eguale. Nelle nostre scuole non si studia, nè l'etica, nè la metafisica, e que' pochi scolari che hanno la grazia di Dio di aver riportato qualche profitto dagli studi della divina legge, fatti adulti, con loro sensibile dispiacere conoscono quanto loro manchi, e quindi nasce quella dura fatica di rimediare a' difetti dell'educazione, e per guadagnarsi le opportune cognizioni, devono cercarle nelle conversazioni, o mendicarle da' libri talvolta mal digeriti, e mendicarle senza ordine e con poco profitto, formandosi un'erudizione irregolare, poichè una cognizione chiara delle scienze non si trova nella nostra nazione, fuorchè in pochi privati che si sono dati alle scienze ed alle virtù; ed apprendendo le lingue onde capire i libri delle differenti nazioni, si formarono da se quasi una sorgente di cognizioni, approfittando senza maestri e senza l'assistenza de' loro genitori, e questi tali sono stati guidati unicamente dal vero amore della virtù. Soggetti però di tale fatta sono pochissimi10; ed il volgo che non si è dato allo studio sacro, per lo più resta privo intieramente delle vere leggi umane, e manca conseguentemente allo stesso la rettorica, la morale, le scienze e le arti; cosicchè sprovvisti somiglianti uomini di tali lumi, riescono inutili alla società. Un tale difetto è andato crescendo nella nostra nazione da un secolo all'altro, e vige ancora al presente, senzacchè nessuno avesse pensato o cercato [pg 15] di levarci il velo dell'ignoranza con cui siamo stati sgraziatamente coperti.

Non vi stupite però, o miei fratelli, se un tal male ci sia accaduto, e se quella nazione che ne' primitivi tempi fu da Dio istesso chiamata per savia ed intelligente, e che fu data alle altre nazioni per modello, siasi poi in progresso di tempo guastata nelle cognizioni umane e ridotta perciò inferiore alle altre nazioni, trascurando quegli studi che rendono rispettabili chi le possiede, quantunque questa nazione medesima continui nello studio della divina legge e nelle cognizioni dello spirito, e quantunque il maggior numero de' nostri confessi si applichi fervorosamente a questi studi: non vi stupite, ripeto, se fra gli individui nostri ve ne siano alcuni di sopraffino intendimento, di acutissimo ingegno, non solamente ne' nostri studi, ma ancora in qualunque altra applicazione; e che ciononostante ignorino le scienze e le cognizioni che formano la legge morale; poichè, sappiate o miei amati fratelli, che la colpa non è nostra, nè abbiamo motivo di querelarsi del proprio contegno, nè di lamentarsi di noi medesimi; ma dobbiamo incolpare bensì quelle nazioni le quali ci hanno preceduto da mille e più anni in quà, e che ci hanno tanto malamente trattati con i decreti de' loro sovrani e ministri, avendo con le loro legislazioni cercato di abbassarci, e di annichilirci, imponendoci delle leggi contrarie alla ragione. Essi sono quelli che ci hanno resi incapaci di conservare una sana morale, abbattendo il nostro spirito, sino ad umiliare il nostro coraggio, obbligandoci a trascurare le scienze umane; e da quel tempo in poi avviliti gli animi de' nostri predecessori, non furon suscettibili di quella forza che si richiede per proseguire nel cammino delle morali cognizioni. Questo è che ha ridotti i nostri maggiori ad abborrire tutti gli studi naturali, perchè furono esclusi da tutti que' suffragi a' quali Iddio ha ammesse tutte le sue creature dall'una all'altra parte dell'universo; e però lor mal grado abbandonarono quelle [pg 16] cognizioni, e quegli studi i quali hanno per scopo il contegno, come sarebbero le cognizioni di astronomia, di agricoltura, di nautica, di fortificazione, del jus privato e publico, cose da loro riputate per superflue, riflettendo, che le nazioni li trattavano da nemici, non curavano i loro consigli, e non facevano conto alcuno della loro robustezza. Dicevan quindi: Noi non siamo abilitati a possedere terreni, nè a sostenere impieghi; trascuriamo dunque tutti gli studi, e diamoci intieramente al commercio, onde procurarci qualche sostegno e nutrire le nostre proli; dacchè il solo ed unico commercio ci è permesso, ed anche questo con pesi enormi e con ristrettissime limitazioni, confidiamo in Dio, non studiando, fuorchè gli oggetti di religione i quali ci guideranno alla futura felicità, giacchè questi sono i doveri precisi per i quali Iddio ha contratta l'alleanza con i nostri maggiori.

Li pochi letterati poi, li quali, come si è detto, si sono da se stessi formati, hanno trascurato d'istruire i loro allievi nelle scienze, e nelle belle arti, sapendo per pratica, che il dolce delle scienze non si possa gustare da chi è amareggiato nell'animo, conoscendo essi, che quand'anche li avessero ben istruiti ne' doveri dell'amore dovuto al loro simile, che è la corona ed il fregio di tutte le civili e morali cognizioni; pure non li avrebber posti in pratica, dacchè dovean vivere in mezzo a quelle nazioni da cui venivano continuamente imposturati, macchinando contro di loro, ed inventando mille false imputazioni, per aver campo d'isfogare il loro ingiusto odio, o la vergognosa loro avarizia, con delle crudeltà inaudite, e dacchè prevedevano, che il loro amore per simili prossimi sarebbe stato contracambiato con l'odio; anzi, che se le proli fossero state istruite a dovere nella lingua del paese per modo che avessero potuto presentarsi alle corti ed ai magistrati, non sarebbero state ascoltate, giacchè i loro talenti non erano punto stimati, e le migliori loro produzioni sarebbero state ributtate, e dacchè finalmente [pg 17] congetturavano, che se venivano istrutte nella fisica e nella matematica, si sarebbero in progresso disgustate, perchè non vi avrebber trovati vantaggi reali; stantecchè non avendo campo di adoperarsi nell'agricoltura, nè nell'architettura, nè in qualsivoglia altra professione, attesa l'inibizione, non averebbero da' loro studi riportato il bramato effetto; ed essendosi in progresso di tanti secoli dimenticata la nazione dello studio e dell'esercizio delle scienze, non vi fu più il caso di riacquistarle, nè anco in que' medesimi stati ne' quali regnarono i più clementi sovrani, da cui ci fu accordato qualche raggio di grazia, e ci fu allegerito il peso della sofferta schiavitù, perchè le cognizioni erano nella nostra nazione affatto perdute.

Nella lingua ebrea non avevamo libri che c'istruissero, e le lingue delle altre nazioni non le conoscevamo e non ne potevamo approfittare, perchè esclusi dalle publiche scuole; giacchè ne' tempi di persecuzione ci hanno talmente proscritti ed allontanati dal commercio delle nazioni, che non avendo se non se poca occasione di trattarle, non conoscevamo più nè le loro lingue, nè i loro libri; e tanto meno potevamo con eleganza spiegarci: allorchè poi le più forti persecuzioni ci hanno obbligati a dover emigrare da una in altra provincia, ci siamo scordati una parte della lingua della patria che abbandonavamo, imparando una confusa parte di quella del paese che ci ammetteva, avendo per conseguenza formata una lingua barbara e male pronunciata; e così di noi è accaduto quanto si legge nella storia delle nostre vicende, la quale facendoci fremere, rende anche maraviglia come fossimo restati un corpo di nazione11 a fronte di [pg 18] tante persecuzioni, espulsioni, e martirj, e come abbiamo potuto resistere ad una corrente sì forte: così pure è da stupirsi come a fronte di tuttociò siano tra noi rimasti tanti umani e plausibili usi, ed una sana morale con cui ci siam regolati; questo però è un effetto della sacrosanta divina legge, la quale, anche allora che mancarono le scienze, è stata capace a formare il nostro spirito, inspirandoci sentimenti di morale e di pietà, allontanandoci dalla barbarie e da passare a' criminali da cui per la Dio grazia siamo restati illesi, poichè noi non abbiamo in alcun tempo avuta parte nelle congiure o sollevazioni, abbiamo macchinati assassinj o insidie; anzi in ogni tempo ci siamo dimostrati fedeli e rispettosi a' sovrani che ci hanno dominato, ed alli paesi che ci hanno sofferto, sempre pregando Dio per la prosperità del paese in particolare, e del mondo in generale12; e quantunque ci siamo veduti maltrattati ed abbattuti, ci siamo consolati con la nostra innocenza, pensando, che il mal contegno delle altre nazioni verso di noi era un effetto del pregiudizio inveterato, tanto ne' popoli, quanto in alcuni che li governavano (pregiudizio che dura ancor di presente per abito): motivo appunto per cui abbiamo pregato il sommo Dio di voler mutare i loro cuori, affinchè ci riguardino una volta con occhio umano, e ci usino i tratti di tolleranza e di benevolenza, la quale si è meritata dal nostro umile e sofferente contegno.

In questo modo le cose sono passate da un secolo all'altro, e tali ancora si conservano, perchè quantunque in molti regni si sono veduti principi tolleranti, e massime in questo secolo nel quale i sovrani di Europa sono filosofi amici dell'uomo, e tolleranti, e da cui anzi riceviamo distinte [pg 19] grazie (del che Dio sia il rimuneratore); nulladimeno non è cessata la durezza delle antiche leggi, e degli invecchiati pregiudizi che ci hanno impedito l'uso delle arti e scienze, ed allontanati dalla società, come abbiamo dimostrato nelcap. 1, e2do: pregiudizi che sono troppo radicati ne' cuori del minuto popolo, ne' quali il pregiudizio è solito a piantar radice, ed il buon criterio rare volte vince od è capace di estirparli; poichè quand'anco l'amico dell'uomo formi per un momento idee di filosofica tolleranza, l'uso ed il pregiudizio ne offusca le idee; e questo è ciò che ha causato, che nessuno si sia mosso a pietà di una sì grande quantità di poveri innocenti che pensano sempre al bene, alla quiete, ed alla tranquillità, e che non hanno altra colpa fuorchè quella di essere nati figli d'Israele, e di conservare la primitiva credenza, come tutte le altre nazioni conservano quella religione che hanno succhiata con il latte materno; e quantunque noi crediamo in un solo ed unico Dio che è padre universale (principio che è comune a tutti i nostri fratelli figli di Adamo popolatori dell'Europa, come a que' nostri simili che popolavano l'Asia e l'Africa), e tuttochè la nostra legge insegni l'amore dovuto al nostro prossimo, ed il contegno di pace e di buona morale, ciocchè serve di base fondamentale, tanto alla legge degli europei, quanto a quella de' maomettani; contuttociò nessuno ci ha riguardato con buon occhio, nè ebbe per noi riguardi favorevoli, per modo che, dubitando di mai più essere favoriti, ne disperavamo intieramente.

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CAPITOLO IV.

M a nulladimeno gli eventi non corrispondono sempre alle umane aspettazioni, perchè ogni cosa ha il suo tempo determinato, ed ogni avvenimento di questo mondo ha il suo termine13, e dal momento che Dio ha creato cielo e terra, ha prescritti gli eventi delle rispettive epoche del mondo, or felici ed or funesti; giacchè leggendo nel futuro, e conoscendo le generazioni prima ancora che esistano, prevede tutto quello che accaderà sino alla consumazione de' secoli; e come che da un secolo all'altro sempre più si sviluppano gli arcani della natura, e si scuoprono nuove invenzioni, tanto nelle arti, quanto nelle scienze, come in grazia d'esempio la scoperta dell'America, l'invenzione utile della stampa, l'invenzione terribile della polvere di fucile, le differenti qualità delle macchine elettriche, ottiche, e cose simili; così ha egli ab eterno destinato chi debba regnare, dirigere, e governare i secoli rispettivi: egli eleva i re al trono, perchè siano gli stromenti della sua volontà, e per operare col loro mezzo gli effetti della di lui grazia, o giustizia, e quindi è che il profeta Isaia predicesse 300 anni prima del tempo la distruzione di Babilonia, e chi ne dovesse in seguito essere il conquistatore da lui espressamente nominato14, ed un altro profeta predisse a Geroboamo, che nascerebbe un figlio nella real casa di Davide che sarà chiamato Jozia ben 200 anni prima, ed il savio re Salomone distinse la somma differenza fra i differenti tempi che passano per tutti li popolatori del mondo li quali, o per bene o per male, si estendono e comprendono le generali nazioni o popolazioni, [pg 21] segnando tra questi i vari tempi di amore o di odio15; così sarà questa l'epoca felice destinata a sradicare l'odio irragionevole che passa tra le varie società del genere umano: odio ingiusto che riconosce una incompetente origine perchè ha per base la diversità di religione e di culto. Oh secolo illuminato! Adorate la bontà divina che ha elevato l'eroe, il restauratore dell'umanità GIUSEPPE II, la di cui gloria sia inalzata, il quale oltre il di lui sapere, buon governo e valore guerriero, cose più sorprendenti sentiamo che abbia stabilite publicando le leggi di tolleranza generalmente per tutti li felici suoi popoli i quali hanno per base l'amore del genere umano, e nell'impartire le sue sovrane beneficenze non ha trascurato il popolo il più povero, il più abbattuto, i figli d'Israello da tanti secoli dimenticati, ordinando anche a nostro prò favorevoli e consolanti leggi, non altrimenti che un vero padre a' cari figli, come un precettore diligente agli amati suoi discepoli, e come un clemente sovrano a' sudditi i più fedeli, aprendo per la loro sussistenza le più facili vie, permettendo l'agricoltura, animando alle arti, levando gli ostacoli e le restrizioni, a cui il nostro commercio andava soggetto. Questo prode sovrano ha conosciuta la nostra infelicità; e perchè pochi di noi parlavano perfettamente la lingua tedesca per le ragioni descritte alcap. 3, per la di cui mancanza era impedita l'intelligenza de' migliori libri, e ci rendeva conseguentemente inerti alla storia, alla fisica, al jus, ed alla matematica, onde poi nacque che non eravamo in grado di poterci spiegare nè con la corte, nè con li dicasteri, nè con la nobiltà, perciò ha destinato un retto sistema, comandando, che fossero stabilite scuole in cui li nostri figli apprendessero a ben scrivere e leggere nell'idioma tedesco, e che fossero anzi composti libri di sana morale analoghi però alla [pg 22] propria religione, affinchè le tenere proli imparassero un buon contegno ed una morigerata condotta; giacchè le matematiche, la filosofia e la fisica, essendo analoghe a' principj comuni, potevano i nostri figli impararle con tutti gli altri sudditi nelle publiche università nelle quali non si trattan differenze che riguardino la religione, ond'è che son comuni a tutto il genere umano: tuttociò per rimediare a' corsi mali, per rimettere i danni causati in tempo di odio e di persecuzione, come s'è detto alcap. 3, e perchè noi ci rendiamo attivi, ed utili alla republica, ed allo stato colle arti, colle scienze, e con gl'impieghi. Felice quel sovrano che pensa tanto egregiamente, giacchè è stato prescielto da Dio a far bene e grazie a tutto il genere umano! Esso è l'istromento di cui Dio si serve per operare nel mondo sorprendenti imprese. Di lui si può dire con verità, che molti eroi si sono distinti, ma che egli li abbia oltrepassati tutti, giacchè un tale contegno prova una vera superiorità di spirito, sapendo superare i pregiudizi comuni che si trovano invalsi in molti, ed a seconda de' quali si è formata l'educazione già per il corso di tanti secoli: pregiudizi adottati da tanti secoli, e che egli ha superati, dimostrando la sua pietà, e la sua giustizia, volendo, che gli uomini si amino tra loro fraternamente, e vivano in una morale e pacifica unione. Per lui ha scritto il savio re Salomone: Meglio è il tollerante, che il conquistatore: e migliore è quello che domina il proprio spirito, che quello che conquista città. Un sì grande sovrano assista Dio Signore, egli lo difenda e lo garantisca da qualsivoglia sinistro evento; e la pacifica fabbrica di savia tolleranza che ha egli eretta, di modello serva agli altri principi della terra, affine di rendere comune la pace, e la buona armonia nel mondo16. Si renda immortale il di lui nome, e le nazioni [pg 23] tutte lo rispettino, imitando il suo esempio; ed il suo impareggiabile merito sia conservato nel cielo per tutti i tempi dell'eternità.

CAPITOLO V.