—Ci faremo compagnia io e la mia vecchia—disse Bortolo rassegnato—e poi non vorranno tardar molto quegli altri.
—Certo: e saranno il balocco del nonno.
—La natura è un giro—finì col conchiudere il giardiniere che amava entrare nello spirito delle cose.
—E lei, contessina, non pensa a trovare il suo Amedeo anche lei?
—Oh, oh…—protestò con enfasi la signorina del Castelletto—Chi volete che si occupi de' fatti miei?
—Io no, poverina—rispose Bortolo buffonchiando—la mia rete non piglia più pesci. Ma ho visto pescar delle anguille anche più furbe.
Flora rise alto, sentendosi paragonare a un'anguilla; e passando per la cucina della fattoria, entrò nel giardino della villa, chiamando Regina. Non sentendo rispondere, si avviò per il viale che s'inoltra in un fitto boschetto di abeti, sicura di trovarla al ponticello.
* * * * *
La Villa Carlotta, famosa in tutto il mondo per quel che ne dicono le Storie del lago e le Guide dei viaggiatori, ha intorno a sè un giardino vasto e profondo, in cui non sai dire fin dove l'arte corregga la natura e fin dove questa colla sua potenza rigogliosa nasconda i limiti dell'arte. Seguendo le sinuosità un po' erte della montagna, su cui si appoggia, il giardino è tutto una selva di piante di raro valore, antiche e folte, che nella dolcezza lusinghiera del clima, nel lento e non trascurato lavorìo degli anni continuano a mescolare i loro amplessi e i loro verdi diversi, in cui domina il bruno fisso e cupo delle conifere colossali. La mano dell'uomo non le disturba, se non in quanto vuole raddoppiarne le ombre, rimuovere gli ostacoli morti, aprire nelle macchie che sarebbero inaccessibili, qualche ombroso recesso asilo alle ninfe che ci passano, aumentarne gl'incanti con improvvise aperture sopra lo specchio luminoso del lago, con qualche grotta di tufo piangente, con scalinate rozze e muscose che menano a chioschi isolati e taciturni, in cui dorme anche il silenzio nella frescura della solitudine.
La Villa, che fu già dei Sommariva, è oggi nelle mani d'un principe tedesco che fa pagare il piacere di visitarne le gallerie, in cui trionfano Amore e Psiche del divino Canova. Le mancie che fruttano i tesori dell'arte nostra sul lembo azzurro del nostro lago, servono a ingentilire i servi del principe tedesco, che nelle lunghe assenze del padrone, inselvaticherebbero in una oziosa sonnolenza. Così l'Italia continua l'opera sua di liberale educatrice dei popoli, dietro la tenue tassa d'una lira per la villa e d'una lira per il giardino.