Beniamino corse a spalancare la finestra e:

—Guarda—disse con un sentimento d'orgoglio, come se ci avesse qualche merito nella bella vista.—Ecco Lenno, Azzano, Mezzegra e là in quel verde, villa Serena.

—Dove, dove? chiese subito l'amico, facendo canocchiale col pugno.

—Laggiù alla riva, quel gran giardino colla balaustrata. Infandum, regina, jubes renovare dolorem. Ci andremo domani.

—Domani no; è troppo presto.

—Andremo quando ti sentirai in forze. Non la troverai molto mutata, perchè queste donne tranquille non invecchiano. Sono i nervi che fanno soffrire.

—Mio nipote sa che devo arrivare?

—Glie l'ho detto: e non desidera che di abbracciare il suo caro zio d'America.

—Credi ch'egli sia a parte di quel che è passato tra me e suo padre?

—Ho tutti i motivi per credere che non sappia nulla: a meno che non abbia trovato qualche lettera tra le carte del defunto.—E guarda un po' anche da questa parte—disse il padrone di casa, aprendo l'altra finestra verso levante. I più grossi paesi di Tremezzo e di Cadenabbia eran lì immediatamente sotto i piedi, coi loro alberghi, coi loro tetti accostati e sovrapposti, congiunti da una sottile collana di ville incastonate nei verdi giardini, tra cui, sopra un minuscolo promontorio, il Castelletto colla sua brutta torretta dipinta,