Questi e qualche altro bel libro anche più arrischiatello erano di volta in volta forniti dal nobile de' Barigini, cancelliere della contigua pretura, che da un anno in qua carezzava cogli occhi la bella vicina, che si lasciava carezzare da quegli occhi molto volentieri.

Manardi non sapeva legger bene che i suoi libri mastri o i bilanci della Popolare; ma siccome verso la Cecilia aveva il cuore indulgente, purchè la moglie tenesse un occhio aperto sulla bottega, lasciava che si divertisse a leggere quanti più libri voleva. Solamente quell'ibis e redibis di volumi dalla pretura alla drogherìa, se si fosse potuto evitare, sarebbe stato un gran bene, anche per riguardo alla gente pettegola, che ronza intorno alla onestà d'una bella donna col verso che il moscone fa intorno a un sacco di zucchero.

Non ha detto Dante in qualche sito che: galeotto fu il libro e chi lo scrisse? Manardi aveva studiato anche lui il suo pezzo di Dante in seconda dell'istituto tecnico, e un proverbio raccomanda di usar prudenza chi ne ha.

Certi zig zag fatti col lapis sui margini, certe orecchiette di can bracco negli spigoli delle pagine, certi punti ammirativi lunghi la lunghezza del libro non si fanno per nulla; ma donna avvisata mezza salvata. Se non ha giudizio una madre di famiglia con tre figliuoli, dove andremo a cercare il giudizio? nella scattola delle caramelle?

Il cancelliere nobile de' Barigini, di illustre famiglia marchigiana decaduta, secondo dava a intendere, in seguito a mille traversie aveva dovuto per la miseria dei tempi troncare gli studi di legge e rassegnarsi al modesto impiego di cancelliere in una pretura di provincia; ma il sangue e il carattere si portano dappertutto.

Ancor giovine, non troppo in là della trentina, alto e serio della persona, colla fronte bianca e spaziosa, colla bella barba lunga, elegante parlatore come sono in generale quei di laggiù, coltissimo nelle letterature moderne, era quel che si dice un uomo fuori di posto. Avrebbe portata meglio la carica di sottoprefetto; ma non se ne lamentava. Se la catena corta del modesto impiego non gli permetteva di sfoggiare le sue attitudini, cercava dei compensi in una vita aristocraticamente intellettuale, pascendosi di letture delicate e scrivendo segretamente degli articoli d'arte, che un giornale di Roma pubblicava col nome di Rastignac.

A Terzano, borgo di carattere agricolo, un uomo come lui non poteva essere molto simpatico ai borghesi, ai possidenti, ai bottegai, ai mediatori di bestie e a tutti coloro che preferiscono un buon litro di Valpolicella a tutto Tolstoi legato in marocchino. Le donne forse lo intendevano di più e forse se lo contendevano segretamente, anche per quell'aria filosofica di libero pensatore, che assumeva senza offendere le credenze, su certe questioni. Ma nessuno sapeva che fosse un letterato, tranne Cecilia Maliardi, che aveva giurato con un senso di orgoglio di non tradire il segreto.

Tutte le settimane arrivava in drogheria il giornale di Roma, una specie di Battaglia per l'arte, ma più inconcludente, dove da qualche tempo Rastignac scriveva sul teatro di Ibsen e sul nuovo Simbolismo artistico delle lettere indirizzate a una signora bionda e spirituale. Non vi fu bisogno dell'orecchia di bracco per far capire a Cecilia chi fosse la signora bionda. L'onore era troppo alto, le allusioni troppo trasparenti, perchè non dovesse sentirsene rimescolare da cima a fondo. E lascio immaginare l'effetto magico che quelle lettere scritte in uno stile tra il mistico e il confuso dovevano fare sul cuore caldo e bisognoso della bella Ceci. Le strane donne del drammaturgo norvegese, passando attraverso ai barattoli del pepe e della noce moscata, lasciavano nei sensi e nella fantasia della donna come un profondo desiderio, come una curiosità non soddisfatta.

In quelle lettere a una bionda spirituale si parlava troppo di rinnovamento morale, di risorgimento etico, di ribellione delle anime, di nuovi orizzonti, perchè al risvegliarsi dell'estasi la moglie di Baldassare Manardi non avesse a trovare molto volgare una drogheria piena di mosche. Se non l'aveva avvertita mai prima questa volgarità, è perchè il cieco non ha ribrezzo a dormire in un letto che non vede. Così chi nasce vicino al magnano non sento il frastuono del magnano, se non quando ha il mal di testa. Ma se aprite gli occhi, se i vostri nervi si fanno delicati, il ribrezzo, la nausea, lo stordimento vi andranno al cervello.

Durante una malattia piuttosto lunga di Baldassare, dalla quale il pover uomo si salvò a forza di sanguisughe, la Cecilia fu obbligata in bottega, legata anche lei come un cane alla catena. Nei brevi momenti di riposo doveva salire in stanza a veder il malato, che tormentato da una risipola, era diventato brutto e insopportabile. Per colmo di disgrazia si ammalò anche il bimbo a balia in conseguenza d'una cattiva dentizione; sicchè più volte dovette lasciar la bottega e farsi portare alla Cascina dei Bastoni a vedere il povero piccolino ridotto come un filo.