Per la povera Ceci fu un colpo tremendo e una mortificazione da far perdere la testa, da rompere il cuore in due pezzi. Oltre al precipitare dalle sublimi altezze dell'aquila nel barile dell'aceto, sentì tra pelle e pelle tutte le risate che dovevano fare le belle gelose e le brutte invidiose.

Essendo giorno di mercato, in bottega fu un continuo andirivieni di gente, e ognuno voleva dire la sua; e nella voce di tutti le pareva di sentire come una canzonatura.

Un certo momento, non potendo più resistere al tormento, presa dal convulso, scappò in cucina, chiuse l'uscio, e dette sfogo al patimento, poverina, con uno scoppio di pianto che minacciò di lacerare la vita e l'anima.

—Qua, qua… fece la bestia sottovoce, svegliandosi da un leggero assopimento.

Era l'insulto della bestia.

Qui la cosa potrà parer strana, ma è vera, come vera è ogni pazzia che passa nel cervello delle donne. Un lampo sinistro balenò nella fiamma sanguigna che arse la sua testa; sentendo un delirio di vendetta, cacciò una mano nel cesto, strinse nella mano convulsa il collo dell'anatra, la trasse fuori, aprì coll'altra mano il tiretto, levò il coltellaccio…

La bestia guizzò nella mano e soffiò il suo sangue nutrito di vermi nella cenere del camino.

Cecilia subito si sentì più calma e scrisse allo zio di Valmadrera per invitarlo a mangiare l'anatra in compagnia di Baldassare. Questi, che dopo un mese di pan grattugiato, cominciava a gustare la carne, trovò l'anatra eccellente e obbligò Cecilia a succhiare un'ala. Non si parlò di Barigini se non per incidenza.—Ha piluccato anche a me trecento lire—disse Manardi ridendo; e poi soggiunse:—Ma non incrudeliamo con un morto.

Quando si fu alle frutta, la vecchia moglie del fattore di Villa Raverio domandò di parlare al sor Baldassare. La povera donnetta con un cavagnolino in mano, in cui tenava due piccioni coperti con un fazzoletto, cominciò a pregare e a supplicare, perchè non fossero fatti gli atti del sequestro, che sarebbe stata per loro una vera morte oltre al disonore: e invocando gli angeli e i santi del paradiso, cercava di toccare il cuore del droghiere.

Questi la lasciò cantare un pezzo, poi nel momento che riempiva un bel bicchiere di vino, prese a dire:—Capite, la mia cara donnetta, che anch'io ho i miei impegni; e anche questa malattia mi è costata un'occhio del capo. Però non voglio mostrarmi irragionevole. Ecco qua la cambiale. La cedo a Cecilia, che saprà farsi pagare a poco a poco, con pezze di tela, con degli ovi, con degli asparagi, e con qualche rosario in suffragio de' suoi morti. E ora bevete, Caterina….