Teresita. (comandando) Scrivete, animo! «Son destinato a soffrir sempre per non conchiudere mai nulla.» Avete scritto? (si alza e passeggia un po' nervosa).
Nicolò. (scrive) Mai nulla…. Ho scritto.
Teresita. Punto e a capo. «Io non credo nella virtù della donna…
Nicolò. Scusate…
Teresita. (lasciandosi sempre più trasportare dalla passione) No, no. Dovete scrivere la vostra condanna. «Non credo… che una donna… possa aver conservato puro il suo ideale… mentre… (parlando direttamente a Nicolo die lascia cadere la penna) mentre intorno a lei si commerciavano gli affetti e si commettevano le più ignobili vigliaccherie. Non credo che una donna possa sopravvivere al suo stesso dolore e alle sue umiliazioni: non credo che possa ancora conservare intatto il tesoro de' suoi affetti e possa compensare un uomo d'averla amata bene una volta…
Nicolò. (afferra lo mani di Teresita, le porta alla bocca, inginocchiato davanti a lei) Dunque tu mi ami ancora?
Teresita. (svegliandosi da una specie di sogno) Che fate? io non parlavo di me. Scrivete.
Nicolò. Donna di poca fede, perchè ingannarci ancora?
Teresita. Io parlavo di queste povere ragazze orfane.
Nicolò. Esse hanno bisogno di un padre. Scrivete voi, detterò io… (la fa sedere al suo posto).