VI.
Le belle voci e il vago incantamento
Aprir nel sasso la feconda vena,
Che corse come un rivolo d'argento.
La risorta fanciulla, a cui serena
Splendea la pace nel raggiante viso,
Mi die' dell'acqua colla mano piena,
Reggendomi degli occhi col bel riso.
* * *
Inebriare è pallida parola,
Se il dolce esprimer vuoi di paradiso,
In cui mi trasse la gentil carola.
Ma non dirò del sovrumano amplesso
Ond'io fui cinto e della bianca stola
Che me condusse fuori di me stesso.
* * *
S'anco è sognare, o miseri mortali,
Questo cieco veder che n'è concesso,
Se spento è il sole, resta il cielo all'ali.
PREGHIERA
_Quando verrà quel dì… quel dì, Signore,
Che vorrete con voi l'anima mia,
Fata che presso al letto del dolore
Venga a seder la santa Poesia.
Essa, che tutti sa di questo cuore
I desiderii, colla grazia pia
Farà che la tremante ora fatale
Passi sotto un bell'arco trionfale.
Di giovinetti tutti i casti ardori,
Che in rima chiusi tante volte e in prosa,
I veduti tramonti e i bianchi albori
Del cielo ed ogni più ridente cosa,
Le fanciullette amate e i baci e i fiori
Svaniscon meco in un color di rosa:
E nella notte che starà davanti
Scenda la luce dei sognati istanti._