Ricordando d'aver inteso uno di quei bravi signori, il più canonico, a parlare il dialetto di Bellagio, che è anche quello di Monza, spinse la testa fuori della ringhiera ed esclamò in dialetto schietto:

—Vogliono avere la bontà quei bravi signori d'indicarmi il mio cameriere, un bel biondino?

—Was? domandò il tedesco di Bellagio, andando presso la scala col viso rivolto all'insù e le mani sotto la coda.

—Un giovinotto magrino…. tornò a dire.

—Was sagen Sie? ripetè il canonico, mentre il suo compare si nascondeva dietro una colonna di marmo per non lasciarsi scorgere a ridere.

—Ah gabbiano! gridò Bastiano, facendo il viso grosso.

Il compare dalla colonna scappò in uno stanzino. Era una burletta magnifica.

—Signor padrone, seguitò Bastiano dall'alto della seconda scala verso il bravo e gentile signore dell'ufficio, io pago anch'io i miei bravi denari come tutti gli altri, e pretendo di essere servito come tutti gli altri. Vogliono accompagnarmi si o no?

Il bravo signore uscì dall'ufficio colla cannuccia rossa nell'orecchio e rispose:

—El xe inutile che facciate tanto strepito, galantomo; se no gavè a memoria il numero de la stanza no potemo tenere a mente tutti li numeri….