Il console s'era seduto in adorazione del fuoco sopra un pezzo di tronco. Battistino, una delle guardie campestri con un ginocchio a terra cercava di far saltare un carbone acceso nel buco della pipa, mentre il signor Boltracchi, il segretario, scaldava le parti meno rispettabili della sua persona, voltando le spalle al focolare, colle gambe aperte come un compasso. Quella brava gente si trovava da qualche ora nel bosco e col freddo del novembre e coll'erba bagnata di guazza, sentiva volontieri il beneficio d'una scaldatina.
Il console quando mi vide, toccò l'orlo del cappello colle due dita e disse:
—Riverisco, sor avvocato.
Il buon uomo era un mio contadino e nella sua semplicità sentiva un grande rispetto della mia persona.
—Che cosa fate, la polenta?—domandai.
—È per cagione di quel Gasparino della Vela,—rispose il console con quel linguaggio lungo che è proprio dell'alto Milanese.
—Che cosa ha fatto Gasparino della Vela?
—È morto.
—Era malato?
—Da un mese, sor avvocato, un poco di pellagra, ma bisogna dire che gli sia andata ai visceri del capo.