—Oui, par ici, monsieur.
Il buon signore passò la valigia a un altro signore coi favoriti biondi, che la buttò sull'imperiale di un omnibus.
—Entrez, monsieur, entrez.
—Americana?—tornò a domandare Bastiano, sentendosi sospinto come un sacco, e non accorgendosi che col parlare a monosillabi non faceva che ribadire un'opinione storta nella testa dei due bravi signori.
Si trovò, prima che potesse orientarsi, insaccato nell'omnibus fra una dozzina di «yes» lontano sei posti da Paolina.
In due trotti, ossia cinquanta passi per cavallo, l'omnibus si fermò innanzi al grand Hôtel Bellagio. L'albergo era chiuso in giro da una gran cancellata a punte d'oro, che serrava un gran giardino all'inglese: non c'era scampo, bisognava rassegnarsi. Alla fin fine il viaggio di nozze non lo si fa che una volta sola.
Un giovinetto biondo come il lino, in falda nera, colle scarpettine alla francese, pettinato anche lui come uno sposino, li precedette per uno scalone di marmo, ornato di statue, di candelabri, di specchi, di acacie, tintinnando le chiavi e senza mai parlare li condusse «au cinquième» fino a una camera che riusciva sopra un cortile stretto, profondo e tetro come un pozzo.
—A onze heures le déjeuner, s'il vous plait—disse stando sull'uscio prima di licenziarsi.
—Cosa?—domandò Bastiano, che cominciava a credere d'essere nel mondo della luna.
—C'est bien—si affrettò a dire Paolina per sbarazzarsene.