Da qualche tempo (oggi ha vent'anni) s'è dato alla vita gaia e svagata, e l'altro mese ha perduto per la prima volta ottocento lire al gioco.
Mio padre dice che il gioco è una passionaccia che fa perdere l'anima e il corpo, e, per troncare il male alla sua radice, non solo si è rifiutato di pagare questo suo debito d'onore, come lo chiamano, ma ha inveito contro il ragazzo con tali parole da far paura a un uomo di sasso; Enrico rispose con qualche insolenza. Il babbo gli indicò l'uscio, l'altro se ne andò pallido d'ira e di vergogna, e da un mese non è più tornato in casa.
Con questa spina nel cuore noi ci prepariamo alle feste di Natale. So che Enrico è andato in campagna col marchesino d'Etzio, suo compagno di collegio, ma non so come se la passi. Il babbo è torbido, concentrato, colla fronte piena di rughe.
Che giornate, mio Dio, che brutte ore passiamo! Quante volte ho pregato l'anima benedetta della povera mamma, perchè guardi sulla sua casa! Non ho mai pensato che nella vita potessero scendere giornate così buie. In casa mia son sempre stata il frugolo, il cucco, la bambolina, il tesoretto di tutti, specialmente del babbo e dei fratelli che mi vogliono bene, anche quando mi tormentano per la mia erre mozza, che a me pare così bella e aristocratica.
Enrico suol dire che mi vuoi bene più. che al suo Flick e non è poco, perchè il suo Flick mangia con lui nel medesimo piatto e dorme nel suo letto. Enrico, Arturo ed io siamo sempre stati tre ragazzi distratti e spensierati, pei quali la vita non è che un gioco. Quando si hanno due belle case, sei persone di servizio, tre cavalli in istalla e i mezzi per soddisfare oltre ai bisogni i capricci, è naturale che una ragazzina creda che la vita sia una bella commedia e che le sia toccata la parte di prima donna.
Ma da qualche tempo io comincio a considerare la vita da un altro lato e penso che la felicità non sia tanto al di fuori quanto dentro di noi.
17 dicembre.
Di faccia alla nostra casa è una casetta di modesto aspetto, dove abita una ragazza della mia età, che fa la sarta. Quando mi alzo la mattina e quando torno in camera per andare a letto, io vedo quella testolina rossiccia, sempre curva d'estate e d'inverno sulla macchina. Spengo il lume e ancora il riverbero della sua lampadina entra per la mia finestra e spesso mi addormento allo stridulo rumorio della sua piccola Singer che ella paga stentatamente a due lire al mese. Il suo mondo è un tavolino pieno di gomitoli, il suo cielo è quello che si vede attraverso alle nebbie grasse della città fra un comignolo e l'altro dei tetti. Si direbbe che essa viva nella sua macchina, fatta macchina anch'essa dagli urgenti bisogni, e che il giorno che cessasse di girare la ruota, il suo cuore dovesse cessare di battere. Eppure anche ieri mattina, mentre spolverava i mobili della sua stanza, sentii che la vicina cantava. E sempre canta quando il cielo è bello e quando un raggio di sole trova la strada di arrivare fino a lei. È una cantilena malinconica in cui suonano sempre due parole: amore e speranza….
Non chiedete a me, per carità, ch'io mi ponga a cantare. Questa mia gran casa, colle pareti coperte di cuoio, con tanti mobili intagliati e dorati, è una spelonca senza allegria. Qui manca la pace, e se io alzassi la voce per cantare, avrei paura e vergogna di me stessa e crederei d'offendere il povero padre mio, di là, colla fronte piena di rughe….
18 dicembre.