—Sì, sì.

—Addio, angelo.—E la carezzò colla punta delle dita.

—Io ti aspetto qui.

—Sì…. e mi vuoi bene?

—Che ragazzo!

—Stella!

Bastiano uscì. Paolina girò la chiave nella toppa, si tolse d'addosso lo scialle, il casacchino, li gettò sul letto insieme al cappello; chiuse la finestra; si buttò in una poltrona, portò il fazzoletto alla bocca e pianse, senza lagrime, pianse della gioia di trovarsi sola.

Bastiano uscì all'aria aperta colle orecchie un po' calde. Sotto alla sua grande felicità sentiva una mezza volontà di strozzare qualcuno. Passata però la prima agitazione e scoperta la sua Americana sotto i portici, un buco fatto apposta per loro, tornò tutto contento all'albergo a trarne la sua povera «alma consorte» che aveva lasciata in quella muda lassù. Quando gli sembrò di essere salito alto abbastanza, si ricordò di non aver osservato prima il numero della stanza; discese qualche scala per vedere di orientarsi coll'occhio; infilò qualche corridoio a destra, qualche andito a sinistra, ma sebbene non ci fosse dubbio che la scala fosse quella stessa, pure gli pareva di vedere qualche cosa di non veduto prima.

Per quanto gli pesasse, discese ad uno ad uno i gradini, fino all'atrio del pianterreno, si accostò all'ufficio, dove stava scrivendo un signore grasso, e domandò con tutta bella grazia:

—Perdoni, mi saprebbe indicare dov'è la mia camera?