Nessun abitante umano vive su quelle terre dell’oceano australe. Se su quelle dell’oceano artico, che pure sono del pari fredde e sterili, si trovano gli Esquimesi, su queste mancano gli uomini, nè si è mai avuto notizia, nè si è mai trovata alcuna vestigia di essere state un tempo abitate.

Non vi si vedono che uccelli, i quali nidificano su quelle rocce a migliaia, anzi a milioni, lasciandosi avvicinare dagli uomini e talvolta uccidere a bastonate, tanto sono stupidi. Vi soggiornano pure le foche e gli elefanti marini, ma i quadrupedi mancano assolutamente, poichè non vi sono nè orsi bianchi, nè lupi, nè renne, nè buoi muschiati come nelle regioni artiche.

La Stella Polare, avvistata l’isola del Re Giorgio, aveva messo la prua verso il sud-ovest per raggiungere la punta Cookburn che si trova all’estremità dell’ampio golfo di Ughes, e di là girare quella grande penisola o isola che sia, che si estende fra la Terra di Palmer e quella di Graham. Lo stato dell’oceano favoriva una rapida marcia. Quell’ampio spazio d’acqua che si estende fra la catena delle Shetland occidentale e le spiagge del continente, era affatto sgombro di ghiacci. Il vento che soffiava dal nord con qualche violenza, aveva respinto al sud quei pericolosi colossi i quali forse si erano ancora cementati ai grandi banchi che coprono, durante tutto l’anno, quelle gelide terre polari.

Non bisognava però fare troppo a fidanza. Nella primavera e nell’estate dominano i venti del sud, e quei ghiacci potevano da un momento all’altro rimettersi in marcia, invadere l’oceano e mettere a mal partito la spedizione anglo-americana.

Il capitano Bak non lo ignorava, ed aveva ordinato di avanzare colla massima velocità per potersi trovare alla Terra Alexandra prima che cominciasse lo sgelo, per aver tempo di esaminare quel passaggio che l’armatore supponeva esistere.

La Stella Polare filava quindi a tutto vapore entro quella specie di canale chiamato di Bransfield, che si estende fra il continente e le Shetland, ma che ha la vastità di un vero braccio di mare.

Di quando in quando però, la goletta era costretta a deviare ed a descrivere dei lunghi giri, per evitare dei grandi banchi di kelp. Quelle alghe gigantesche apparivano dovunque, e contorcendosi per la spinta delle onde, minacciavano d’imprigionare una seconda volta l’elica.

Il 25 novembre, la temperatura, che fino allora aveva oscillato fra il due ed il quattro sotto lo zero, bruscamente si abbassò in causa del vento che cominciava a soffiare dal sud. Quantunque il sole brillasse splendidamente, il termometro si abbassò a sette centigradi.

L’equipaggio ed i membri della spedizione furono costretti a indossare le pesanti vesti d’inverno e le grosse flanelle di lana, nonchè una casacca di pelle di foca fornita di cappuccio. Il solo Bisby si ribellò, malgrado i consigli del suo amico Wilkye, e si accontentò di avvolgersi nella sua famosa pelle di bisonte, senza rinunciare al suo cappello a cilindro, che secondo lui, era preferibile ai cappucci.

A mezzodì alcuni ghiacci, spinti verso il nord da quel gelido vento che soffiava dal sud, apparvero, e per la prima volta il capitano Bak segnalò l’ice-blink.