— Nella capanna non vi sono adunque più viveri? chiese Wilkye, con voce sorda.

— Forse una testa di foca, che nessuno volle mangiare.

— E non sono più tornati i marinai?

— Ci hanno abbandonati.

Una rauca imprecazione uscì dalle labbra di Wilkye.

— Maledizione sui vili!... esclamò. Cosa accadrà ora di noi?... Quale sorte ci attende?... Dovremo morire adunque sulle sponde di questo continente, ora che abbiamo scoperto il polo?... Dovrà rimanere sepolto questo grande avvenimento?... No!... Lotteremo fino all’estremo, se sarà necessario c’imbarcheremo su di un banco di ghiaccio e cercheremo di raggiungere la Terra del Fuoco. Blunt, Peruschi, Bisby, amici miei: avanti verso la costa!... La fortuna arride agli audaci!...

CAPITOLO XXVII. Il ritorno.

Malgrado che la situazione già disperata di quegli uomini si fosse aggravata per l’abbandono dei marinai americani ed un disastro più tremendo li minacciasse, (essendo ormai sfumata la speranza di trovare ancora dei viveri alla capanna), pure non si perdettero ancora d’animo.

Wilkye li guidava, Wilkye si preparava ad affrontare coraggiosamente l’avverso destino, e l’energia di quell’uomo aveva rialzato il morale di tutti quei disgraziati. Volevano anch’essi lottare fino all’estremo delle loro forze, prima di cedere.

Fu deciso di abbandonare il primiero progetto, ora che alla capanna altro non potevan trovare che un ricovero, e di tentare di raggiungere, colla maggiore celerità, la costa più vicina, nella speranza di trovare sulle spiagge delle foche e degli uccelli marini.