— Sì, se volete chiamarla con questo nome, ma quanti problemi che tormentano gli scienziati, si scioglierebbero se si potesse giungere al polo. Forse l’inclinazione dell’ago magnetico, la formazione delle aurore boreali, ecc. non sarebbero più un mistero impenetrabile.
— Se sapevo così.... mormorò Bisby, non sarei venuto, amico. Credevo di vedere qualche cosa di meraviglioso.
— Ma laggiù ingrasserete, Bisby. Mangerete per dieci, con quel freddo.
— Purchè non mangi tutte le provviste e ritorni magro come un’aringa!... Che disgrazia mai sarebbe!...
— È probabile, aggiunse Linderman, crollando il capo e come parlando fra sè. I morti di fame nelle regioni polari non si contano quasi più.
— Che lugubre augurio, mormorò Bisby, rabbrividendo. Ah! cane d’un polo!....
CAPITOLO IV. Dalle Bermude alle Falkland.
La mattina del 4 novembre, la Stella Polare, che aveva mantenuto una velocità media di quindici miglia all’ora, avvistava le Bermude ad una distanza di sette leghe.
Queste isole sorgono in pieno oceano Atlantico, e la loro scoperta rimonta al 1522, nella cui epoca furono per la prima volta visitate dal navigatore spagnuolo Bermudes. Fu secondo l’inglese Pommers, che vi fu spinto dai venti nel 1609, rimanendovi per oltre nove mesi, essendo la sua nave naufragata.
Sono in numero di quattrocento, ma poche sono le abitabili, parecchie essendo semplici scogliere. Bermuda è la più grande avendo ventidue chilometri di lunghezza e due di larghezza; poi vengono S. Giorgio, S. David, Somerset, ecc. Vi sono parecchi buoni ancoraggi, ma quanto è triste il soggiorno in quelle isole perdute in mezzo all’Atlantico! L’aridità dei loro monti e delle loro coste, la tinta grigia, nebbiosa del loro cielo, i loro villaggi che sono formati da casette basse, costruite con una pietra molle come la pomice e coperte di foglie di palmizio; il puzzo che tramandano i pesci messi a seccare sulle spiagge, gli uragani formidabili che di frequente le devastano, danno a loro un aspetto che non è certo rallegrante. Pure contano circa diecimila abitanti, per la maggior parte negri, tutti valenti marinai che pescano da mane a sera e che lavorano accanitamente le terre per non morire di fame. Nei mesi di marzo e di aprile, quella popolazione cresce, giungendovi i pescatori di balene, essendo quelle isole di frequente visitate dai giganti dei mari.