— Ma non comprendo come possano costruire delle isole, finchè lavorano sott’acqua.
— Adagio, signor curioso. Di strato in strato, quei piccoli fabbricatori si alzano verso la superficie dell’Oceano, ed ecco costruita l’isola. Alcuni, dotati forse di maggior vitalità, continuano a costruire sopra l’acqua nutrendosi della spuma delle onde ed alzano ancora l’isola. Più tardi le piogge, convertiranno quello strato calcareo in terriccio; i cadaveri dei pesci o le alghe ingrasseranno quella terra, il vento porterà dei semi, gli uccelli popoleranno l’isola, quindi verrà l’uomo. Non vi pare che sia semplice tuttociò?
— Sì, ma anche meraviglioso! esclamò Bisby, stupefatto. Ah! come è bella la scienza!... Ed io che la credevo inventata per fare ammattire le persone!... Viaggio fortunato! Tornerò in America grasso e scienziato!...
Intanto la Stella Polare filava a tutto vapore verso il sud, allontanandosi rapidamente dalle Bermude, che una fitta nebbia già avvolgeva.
L’Oceano Atlantico era un po’ agitato e scrollava vivamente la leggiera goletta. Dall’est venivano, brontolando minacciosamente, lunghe ondate colle creste irte di candida spuma e venivano a sfasciarsi sul tribordo con grande fracasso, lanciando, fino sulle murate, larghi sprazzi.
Nessuna nave vedevasi in quei paraggi, nemmeno una di quelle barche da pesca che sono tanto numerose nei pressi delle Bermude. Solamente in acqua si vedevano alcune coppie di delfini che giuocherellavano nella scìa biancheggiante della nave ed in aria parecchi stormi di quegli uccelli acquatici detti rincopi, somiglianti alle anitre; volatili disgraziati, poichè hanno il becco inferiore di molto più corto del superiore, rendendo così a loro molto difficile la pesca. Indicano la vicinanza dei tropici, poichè infatti quasi mai si scostano da quello del Cancro e da quello del Capricorno.
Fu segnalato anche un grosso stormo di quei bizzarri pesci che i marinai chiamano volanti e gli scienziati Exocoetus volitans o cyanopterus. Questi pesci sono senza dubbio i più stravaganti abitatori degli Oceani, ma sono contemporaneamente anche i più disgraziati, poichè sono cacciati in acqua ed in aria.
Ve ne sono di due specie: gli uni piccoli, toccando appena una lunghezza di venti centimetri, colla pelle azzurra ed argentea che li fa rassomigliare a grosse sardine; gli altri invece sono lunghi un piede, ma bruttissimi tanto che si stenterebbe a mangiarli, se non si sapesse che sono invece deliziosi.
La pelle di questi ultimi è rossastra, le pinne sono nerastre, il loro capo somiglia ad un casco irto di pungiglioni bizzarri ed adorno di barbe che dànno a loro un aspetto tutt’altro che attraente.
S’incontrano per lo più nei climi caldi, ma a centinaia ed anche a migliaia, e vengono accanitamente inseguiti dai delfini, dai tonni, dai pesci velieri e dai pesci-cani.