I tre oceani, non più frenati dalle terre, si urtavano l’un l’altro sormontandosi, lacerandosi, contorcendosi come se volessero respingersi a vicenda, però le loro ondate non erano più spezzate, ma si spiegavano più libere, pur raggiungendo altezze mostruose. Se ne vedevano alcune che non dovevano misurare meno di sedici metri di elevazione.

La Stella Polare continuava tuttavia la sua corsa movendo dritta verso il capo Horn. Si sentiva più libera, ora che non aveva da temere più le scogliere e da affrontare le contro-ondate. Saliva intrepidamente, leggiera come un uccello, le montagne liquide, scivolava negli avvallamenti, poi tornava a librarsi sulle creste spumeggianti.

Il suo rollio ed il suo beccheggio non erano più tormentosi e la sua stabilità era maggiore, specialmente ora che l’equipaggio aveva spiegata la randa del trinchetto, con tre mani di terzaruoli.

Alle due del mattino, lunghi muggiti si udirono verso il sud-ovest. Pareva che laggiù il mare si rompesse contro una scogliera.

— Il capo Horn! gridò il capitano Bak.

Un istante dopo, al chiarore d’un lampo, si discerneva sul fosco orizzonte la temuta isola, l’ultima del continente americano.

CAPITOLO VII. Una balena speronata.

Il capo Horn ebbe per lungo tempo, ed ha ancora, una fama tristissima, maggiore di gran lunga a quella che aveva il Capo di Buona Speranza. Il solo suo nome, per ben due secoli incusse un vero terrore ai naviganti: si parlava di quella gigantesca rupe come di una cosa diabolica e si creavano, su di essa, paurose leggende.

Infatti quell’estrema isola dell’America meridionale, perduta sui confini dell’Atlantico e dell’oceano Pacifico, sbattuta sempre dalle onde e spazzata dai gelidi soffi dell’oceano Australe, non poteva certo ispirare molta confidenza. Molte e molte sono state le navi, che trascinate dalle correnti e dalle contro-correnti o sfondate dai ghiacci, trovarono ai piedi del sinistro scoglio la loro tomba.

Ora le paurose leggende sono state sfatate ed a centinaia si contano i vascelli che ogni anno girano il temuto Capo, ma ancora si calcolano a quattro o cinque i legni che vanno a fracassarsi, durante la stagione invernale, sulle nere roccie, o che vanno ad arenarsi sulle spiagge vicine.