Il capitano Bak, Wilkye, Linderman stavano per slanciarsi a prua per rendersi conto della gravità della situazione, quando vennero bruscamente rovesciati.
La nave, sollevata da una forza misteriosa, si era inclinata a poppa, mentre la prua pareva che venisse portata in alto.
Un secondo urlo di terrore rimbombò in mezzo al nebbione, confondendosi con una serie di stravaganti detonazioni e di violenti scricchiolii:
— Aiuto! si udì a urlare Bisby.
Ad un tratto la goletta s’alzò, barcollò un istante in aria librandosi fuori dai flutti, poi si rovesciò sul tribordo con un cupo rimbombo, rotolando gli uomini addosso alla murata. Erasi arenata? No, poichè quasi subito si udì un lungo scricchiolìo, come uno spezzarsi di ghiacci e la nave, sfondando col proprio peso quel punto d’appoggio, ricadde in mare, mentre un tonfo immenso risuonava a breve distanza, seguito poco dopo da muggiti formidabili.
Un’ondata spumeggiante, una vera montagna d’acqua irruppe sul ponte, lo attraversò rovesciando tutto sul suo passaggio e sparve fra il nebbione, perdendosi in lontananza.
CAPITOLO XI. Sull’Oceano Antartico.
Cosa era avvenuto? Quale tremendo pericolo aveva minacciato l’esistenza degli audaci esploratori del polo australe? Come lo avevano evitato e come la valorosa nave, che era stata strappata dai flutti, galleggiava ancora?
Se la spiegazione era impossibile per Bisby, non doveva essere difficile pel capitano Bak, per Wilkye e per Linderman, che avevano profonda conoscenza delle regioni polari e dei ghiacci.
La Stella Polare che si era lanciata innanzi per sfuggire agli urti del primo ice-berg, era andata a urtare contro un secondo, che si manteneva in equilibrio per un miracolo e che le tagliava la via verso il sud.