— L’hai veduta, Horn? chiese Cornelio.

— Sì, e so cos’era.

— Un proiettile?

— No, signor Cornelio, era uno di quei volatili che i malesi chiamano kubung, noi gatti o volpi volanti e gli scienziati galeopithecus, se non erro.

— Che animali sono?

— Sembrano scimmie, più che volpi; sono alte mezzo metro, con una testa piuttosto piccola che rassomiglia un po’ a quella degli scoiattoli, col pelo rosso-oscuro, e spiccano delle vere volate di sessanta metri. Ve ne sono pure delle altre che hanno una coda lunga un buon piede, ma spiccano dei voli meno lunghi.

— Ma come fanno a volare?

— Colle ali.

— Delle scimmie colle ali? Ma tu sogni, Horn.

— No, signor Cornelio, ma non vi dico che le loro ali siano uguali a quelle degli uccelli, tutt’altro. Hanno una specie di membrana che parte dalle zampe anteriori, si unisce a quelle posteriori e si prolunga fino alla coda. Agitando in fretta le zampe, agitano pure quella membrana e spiccano la volata, ma come dissi, non si reggono per più di sessanta od ottanta metri.