Era però da depurare, contenendo ancora le fibre, ma essendo calata la notte, quella seconda operazione fu rimandata a domani.

Alcuni chilogrammi di quella fecula nutriente furono però sbarazzati di quelle radici, impastati con un po’ d’acqua e ridotti in focaccie, le quali furono messe a cucinare sui carboni.

Tutti fecero molto onore a quel pane gustoso, servito caldo e alla testuggine arrostita. Dopo cena Wan-Horn piantò in terra alcuni rami d’albero che coprì, superiormente, colle immense foglie d’un banano, formando una specie di tettoia che doveva difenderli dall’umidità della notte e per renderla più sicura, la circondò coi cilindri formati dai pezzi del tronco di sagu, i quali potevano difenderli dalle freccie dei selvaggi.

Cornelio montò il primo quarto di guardia imboscandosi in mezzo ad un cespuglio e gli altri s’addormentarono.

Quelle precauzioni furono inutili perchè la notte passò tranquilla. Nè uomini, nè belve si fecero vedere nei dintorni, e il silenzio più perfetto regnò nelle vicine foreste.

L’indomani, all’alba, erano tutti al lavoro per preparare le loro provviste di pane. Wan-Horn aveva costruito una specie di staccio con delle fibre di noce di cocco e sbarazzava rapidamente la farina dalle radici.

Il capitano e Hans versavano l’acqua nello staccio per far passare la fecola, e Cornelio ed il chinese la impastavano, formavano dei pani del peso di due chilogrammi, che poi esponevano al sole per seccarsi.

Avrebbero potuto ridurla anche in granelli per fare delle minestre eccellenti, ma sarebbe stato necessario un recipiente di ferro e non possedendolo furono costretti a rinunciarvi. Per ottenere il sagu granulato, come si smercia in Europa, si lascia cadere la farina in una grande caldaia posta sul fuoco, prima però che sia secca. Si lascia torrefare leggermente, mescolandola continuamente, poi si leva e s’impacchetta nelle scatole. I granellini così ottenuti acquistano un sapore più gradevole e assumono una tinta più rossastra.

A mezzodì, già duecento pani stavano seccando al sole. Essendo sufficienti, non potendo i naufraghi caricarsi d’un peso enorme, abbandonarono la rimanente farina agli uccelli.

Alla sera quei pani, che si erano perfettamente asciugati, furono avvolti in foglie di banano onde si conservassero meglio ed ammucchiati sotto la tettoia.