Un tempo gli Olandesi, padroni di gran parte delle isole della Malesia, assunsero il monopolio delle noci moscate, e per impedire che altre nazioni potessero acquistarle dagli indigeni, distrussero immense piantagioni, adoperando anche la violenza e commettendo delle crudeltà. Limitarono la coltivazione nell’isola di Banda, che dà le più pregiate, ed a tre altre isolette, ma ben presto si convinsero della stupidità di quel sistema, trattandosi d’una spezieria di puro lusso e poco adoperata e lasciarono liberi i malesi di piantarle dovunque.
— Belle piante! esclamò Cornelio, che s’era avanzato verso il boschetto. E che profumo acuto che esalano le frutta!
— Vi è qui una fortuna, disse il capitano. Che disgrazia non poterle raccogliere!
— Verranno a raccoglierle gl’indigeni.
— Non le apprezzano, Cornelio, e non le adoperano.
— Questo è strano, zio.
— Nemmeno i garofani che da noi sono così usati, entrano fra gl’ingredienti della loro cucina.
— Nascono anche quegli alberi qui?
— Sì, eccone là uno, Cornelio. Crescono sui terreni delle noci moscate, ma preferiscono quelli vulcanici.
Cornelio, Hans e lo stesso Wan-Horn s’avvicinarono all’albero indicato, che cresceva sul margine del boschetto, osservandolo curiosamente.