— Non si muove più, rispose il cacciatore.

— Che cena, signor Cornelio!... Costolette deliziose come quelle di maiale!

— Varranno più delle colombe profumate, Horn.

Si cacciò in mezzo alle liane e raggiunse l’animale, il quale aveva cessato di dibattersi. Era un vero babirussa, così chiamato dai malesi e che vorrebbe significare porco-cervo, quantunque nulla abbia di comune con questi ultimi animali.

Appartiene alla specie dei pachidermi moltungulati, ma forma un genere particolare della famiglia dei porci.

Somiglia infatti al maiale, ma ha il collo più grosso, il grugno assai sporgente, gli occhi piccolissimi, le gambe alte e un’andatura più snella e molto più rapida e forse per questo i malesi lo chiamano porco-cervo.

Il pelo non è rado come negli maiali, ma corto e lanoso, grigio-rossastro, e la bocca è armata da due denti assai lunghi e ricurvi, che si ripiegano verso gli occhi.

Vivono i babirussa nelle folte foreste delle isole Malesi, in Papuasia e anche a Ceylan, ma presi da giovani si addomesticano facilmente. Gl’indigeni li cacciano attivamente e non hanno torto, essendo la loro carne eccellente quanto quella dei nostri maiali.

— È morto? chiese Horn, giungendo fra le liane.

— Ha ricevuto la seconda palla nel cranio.