— E perchè no?... Vuoi ritornare a Timor con queste poche olutarie, mentre possiamo pescarne dieci volte tante?

— E nemmeno io, disse Hans. Approfittiamo della loro sconfitta per inseguirli.

— Ma ci seguiranno i chinesi?

— No, signore, disse Wan-Horn, avvicinandosi. Quei poltroni si sono già imbarcati e non ridiscenderanno a terra.

— Canaglie!... esclamò il capitano, con ira. Allora tutto è perduto.

— Ma cosa volete che ne facciano gli australiani delle nostre caldaie? Se potessero mangiarle, ma sfidano i loro denti per quanto siano solidi. Io sono certo, capitano, che le hanno abbandonate nella pianura, per non caricarsi d’un peso inutile.

— Forse tu hai ragione, vecchio Horn. Orsù, non perdiamo tempo, e se i selvaggi sono ancora a tiro di fucile, cerchiamo di affrettare la loro ritirata. Chissà!... Vedendosi assaliti, possono abbandonarci le caldaie. Animo, scaliamo le rupi.

CAPO VI. L’orgia dell’equipaggio

Quell’ardito progetto poteva evitare la sospensione della pesca, la quale diventava inutile senza le caldaie occorrenti per la preparazione del trepang. Era bensì vero che avrebbero potuto seccare i molluschi al sole, ma questa operazione che richiedeva un tempo troppo lungo, non poteva ormai più farsi coi selvaggi così vicini.