— Le onde devono averla ingrandita, poichè ha un diametro di mezzo metro.

— Allora siamo perduti. La nostra pompa non riuscirà a vincere l’acqua che entra.

Risalì in coperta. Le tenebre erano allora calate, ed il golfo di Carpentaria offriva uno spettacolo pauroso.

Larghe ondate, colle creste coperte di candida spuma, salivano dal sud con lunghi muggiti, frangendosi impetuosamente contro i fianchi della giunca, la quale si sollevava penosamente, scricchiolando.

Il vento non più frenato, urlava su tutti i toni, strideva attraverso al sartiame, fischiava fra i boscelli delle manovre correnti, ruggiva fra le vele che sbatteva in tutti i sensi, non avendo una direzione costante, e laggiù, verso le coste della Terra d’Arnheim e quelle di Torres, lampeggiava e tuonava.

Frequenti colpi di mare, superando le murate, si rompevano sulla coperta della nave, correndo all’impazzata verso prua o verso poppa e sfuggendo, col fragore di una cateratta, attraverso gli ombrinali[7] di tribordo e di babordo.

Il vecchio Horn, quantunque rimasto solo in coperta, affrontava serenamente e senza impallidire l’uragano. Ritto sul cassero, coi capelli e la lunga barba bianca arruffati dal vento, colle mani strette attorno alla ribolla del timone, guidava intrepidamente l’affondante nave.

— Wan-Horn, disse il capitano, raggiungendolo. La giunca ci affonda sotto i piedi.

— Con questa tempesta che ci assale?