— Faremo di lui un valente e robusto servitore.
— Ma quando diverrà grande ci accopperà, signore.
— I dayachi ne adottano sovente e mai hanno avuto da lagnarsi. In schiavitù pare che perdano i loro istinti feroci. Quel mias, col suo vigore straordinario, ci potrà rendere dei grandi servigi.
— Allora andiamo a prenderlo.
— Io avrò cura di lui, signore, — disse il Piccolo Tonno. — Mi piacciono assai le scimmie. —
Si lasciarono scivolare dai bambù che servivano a loro come di scala e s'avvicinarono al giovane mias, il quale continuava a girare attorno alla estinta madre emettendo acuti gemiti.
Il marinaio l'afferrò per le braccia e cercò di trascinarlo nel recinto, ma ricevette una spinta così poderosa, che cadde colle gambe in aria.
— Terremoto! Che vigore! — esclamò.
— Prendiamolo colle buone, — disse Albani.
Si mise ad accarezzarlo e gli offrì delle frutta. Il piccolo mias, dapprima si mostrava diffidente, ma finì coll'accettare e divorare con ingordigia la deliziosa polpa dei durion.