— Il veleno dell'upas è infallibile, — rispose il veneziano, scuotendo con un piede quella massa inerte.
— Sono vendicato del terribile quarto d'ora che questo animalaccio mi ha fatto passare, signor Albani. Io non so come il mio cuore non si sia spezzato. Ah!... Che paura, signore!...
— Ti credo, mio povero ragazzo. Un cacciatore di professione non avrebbe provato meno paura di te e ti dico che sei un valoroso.
— Grazie, signore.
— Va' a coricarti che ne hai bisogno; veglierò io fino all'alba.
— Non ho più sonno, credetelo, e preferisco farvi compagnia accanto al fuoco.
— O meglio mi aiuterai a scuoiare la tigre. Ricaveremo una splendida coperta. —
Gettarono sul fuoco semi-spento dei rami secchi, trascinarono colà la tigre e levato il coltello dalla cerbottana, il signor Albani si mise al lavoro aiutato dal piccolo mozzo.
— Che animalaccio! — esclamava Piccolo Tonno, che non si stancava di ammirarlo. — Che collo e che muscoli!... Simili fiere non devono trovarsi imbarazzate a trascinare nei loro covi le grosse selvaggine.
— Si sono vedute talvolta delle tigri, superare delle cinte portando in bocca dei grossi capi di bestiame. Da ciò puoi immaginarti quale forza posseggono tali carnivori.